Aurum: la storia del luogo simbolo di Pescara

L'Aurum come appare oggiL'Aurum come appare oggi

Raccontare la storia dell’Aurum significa ripercorrere la storia del ‘900 di Pescara, dalla vicenda artistica di Gabriele D’Annunzio a quella industriale della famiglia Pomilio, passando per la bonifica della Pineta Dannunziana e per le opere architettoniche di Antonino Liberi.

Partiamo, allora, a bordo della nostra macchina del tempo, e torniamo ai primi anni del secolo scorso. La zona della pineta era diversa dal polmone verde della Pescara odierna, era, anzi, malsana e paludosa. Proprio in quel periodo il comune decise di risanarla e di valorizzare dal punto di vista ludico e turistico la zona della pineta e del mare; erano tempi in cui il turismo di massa era ben lungi di venire e si pensò di rendere quella parte della città, leggermente dislocata rispetto al centro, il ritrovo della borghesia benestante. Fu così che nacque l’idea del Kursaal Marino, un po’ sulla scia di quello che era il Padiglione Marino della vicina rivale Castellammare, una costruzione destinata al relax e al divertimento vacanziero della buona borghesia. Il progetto dell’edificio, e di tutta la riqualificazione dell’area, fu affidata all’architetto Liberi, mentre il nome Kursaal fu scelto dal Vate in persona. Liberi ideò non solo l’attuale Aurum, costruito secondo i dettami allora imperanti del liberty, ma una vera e propria città giardino, costituita da larghe vie parallele e da piccoli lotti di terreno occupati da ville in stile liberty, di cui permangono ancora oggi vari splendidi esempi.

Il vecchio Kursaal Marino

Il vecchio Kursaal Marino

Ad agosto del 1910 il Kursaal Marino venne inaugurato con un sontuoso banchetto all’aperto con 500 coperti, e per qualche anno si avverò l’utopia di Pescara città giardino, prima che pastoie burocratiche prima, e l’avvento del primo conflitto mondiale poi, tarpassero le ali al sogno. L’entusiasmo fece presto a spegnersi e, già nel 1919, si dovette pensare a destinare il Kursaal ad altri scopi. La svolta venne con l’acquisto del complesso da parte della famiglia Pomilio della vicina Francavilla; qui venne trasferita la distilleria e si avviò la produzione di numerosi liquori, tra cui il simbolo di Pescara, l’Aurum. Anche in questo caso il nome della bevanda fu scelto da D’Annunzio in persona, e la produzione ebbe talmente successo che, nel periodo di maggior splendore, l’azienda dava lavoro a decine di operai e operaie, e nel 1938 si dovette pensare ad un ampliamento della costruzione. I lavori vennero affidati all’architetto Michelucci, già titolare di importanti costruzioni di Firenze, e diedero all’Aurum l’aspetto attuale, un liberty con elementi dell’architettura fascista dell’epoca, presenti spesso negli edifici pubblici di Pescara.

La fabbrica di liquori continuò con successo la propria attività anche nel secondo dopoguerra, la bevanda simbolo di Pescara attirava in ditta anche le visite di personaggi della politica, dello sport e del jet-set dell’epoca; il gigante buono Primo Carnera, i politici di spicco Aldo Moro e Amintore Fanfani, sono solo alcuni nomi tra i tanti.

Con gli anni di piombo, dopo il 1970, la produzione diminuì, tanto che la fabbrica venne dislocata a Città Sant’Angelo, e l’edificio, ormai di proprietà del comune, venne lasciato all’abbandono per molti anni; fu solo nel 1995 che, allestendo in parte della costruzione, la manifestazione artistica “Fuori Uso”, si tornò a parlare dell’Aurum. Nel 2003 l’inizio di sontuosi lavori di restauro e il progetto della Fabbrica delle Idee

, un polo tutto da vivere e di grande prestigio dove allestire mostre, presentazioni, concerti ma non solo, perché il rinato Aurum ospita anche sale dedicate alla lettura, a workshop e attività collaterali, oltre all’Archivio di Stato.

Insomma, è la rivincita di chi, più di un secolo fa, vide al posto di terreni paludosi e malsani, il sogno di una città giardino a misura d’uomo, e della rinascita culturale di Pescara.

 

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