Settimana corta, continua la protesta davanti al liceo classico D’Annunzio

Liceo classico G. D'AnnunzioLiceo classico G. D'Annunzio

Risuonano ancora le voci di protesta al liceo classico D’Annunzio di Pescara: solo 4 genitori vogliono decidere sul destino di oltre 500 alunni.

Una delegazione dei genitori, accompagnati dagli studenti, si è presentata davanti al Liceo Classico  G. D’Annunzio di Pescara, per far sentire ancora una volta, la voce di protesta contro l’introduzione della Settimana corta.

La componente genitori del Consiglio d’istituto (eletta con circa 40 voti complessivi alle ultime elezioni), nelle persone di  Susanna Della Torre, Daniela Iacobucci, Daniela Puglisi e Paola Damiani, presidente dell’Organo collegiale oltre  che della Fondazione Pescarabruzzo), ha avanzato inaspettatamente per la totalità dei genitori, la proposta di introduzione della settimana corta convocando, in tempi “lampo”, il Consiglio (a scuola ormai chiusa). Tutto questo  nonostante il parere contrario espresso (con un democratico sondaggio) sia dagli alunni che dai genitori pari al 70% dell’utenza interessata.

La seduta del Consiglio sarà preceduta da una “riunione-farsa” – convocata con pochissimo preavviso e alle ore 10/11 di un giorno infrasettimanale lavorativo – dove i proponenti esterneranno, a “giochi fatti”, le ragioni delle loro scelte.

La deprecata introduzione della settimana corta comporterà l’aumento di carico di lavoro per gli studenti che dovranno svolgere, in tempi ristretti, gli ampi programmi ministeriali che rimarranno, ovviamente, invariati. Gli studenti del liceo si troveranno a svolgere l’attività didattica con orari massacranti (anche di 8 ore al giorno), incompatibili con le materie specifiche del classico.

Verrà mortificata, quindi, per scelta di pochissimi, la volontà delle famiglie di Pescara e Provincia che hanno creduto (e credono ancora) nella validità ed efficacia del metodo di studio del liceo classico italiano (unico in Europa che permette ai ragazzi di affrontare la complessa società contemporanea.

Nessuna attenzione, inoltre, agli enormi disagi che la settimana corta provocherà alle numerosissime famiglie di pendolari e allo svolgimento delle attività extra scolastiche. Per non pensare ai numerosi nuovi iscritti che potranno trovare, a settembre, questa novità né conosciuta né voluta al momento dell’iscrizione .

Il paradosso della questione è che gli studenti (quelli definiti “bamboccioni”) sono stati i primi a dire No al sabato libero e alla condanna dello loro liceo. I genitori e gli studenti non si fermeranno nella loro battaglia per salvare la loro scuola, arrivando a coinvolgere anche le autorità pubbliche e giudiziarie.

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