Pescara, simulazione di maxiemergenza in ospedale

Ospedale civile di PescaraOspedale civile di Pescara

Oggi, domenica 4 giugno dalle ore 9, simulazione di maxiemergenza intraospedaliera presso il presidio ospedaliero di Pescara.

La gestione dei soccorsi sanitari di un evento complesso, quale una catastrofe, è decisamente difficile, anche per sistemi di emergenza moderni. E’ necessario, quindi, organizzare una risposta adeguata per ottimizzare i risultati, con lo scopo di salvare il maggior numero di vite umane, trovandosi di fronte ad uno squilibrio enorme tra il numero delle vittime e le risorse disponibili per i soccorsi.

La definizione di catastrofe è relativa ad un evento caratterizzato dalla distruzione delle infrastrutture e del tessuto sociale: l’esempio è rappresentato dagli eventi naturali che determinano il mancato funzionamento degli ospedali, delle centrali operative di emergen­za e l’inagibilità delle reti di comunicazione, di cui l’esempio maggiormente rappresentativo sul nostro territorio è il terremoto.

La maxiemergenza riguarda quegli eventi che sono confinati in una specifica porzione territoriale, caratterizzati dal mantenimento dell’integri­tà delle infrastrutture; un esempio in tal caso è rappresentato dagli incidenti ferroviari.

I recenti tragici avvenimenti che, purtroppo, hanno colpito la nostra Regione hanno evidenziato quanto possano essere frequenti queste situazioni avverse. Secondo un recente rapporto della European Environmental Agency, l’Europa e l’Italia stanno sperimentando un crescente numero di disastri naturali e ambientali che sono causati da una combinazione di trasformazioni nel loro assetto fisico, nella loro dotazione tecnologica e nella loro conformazione socio-economica.

Tra il 1998 e il 2009 l’Europa ha registrato 576 disastri dovuti a rischi naturali che hanno dato luogo a circa 100 mila morti e una perdita pari a circa 150 miliardi di euro con gravi ripercussioni sulla stabilità economica e la crescita. Nello stesso arco temporale più di 11 milioni di persone (su una popolazione di 590 milioni negli Stati della European Environmental Agency) sono state colpite da un disastro dovuto a rischi naturali. L’impatto dei disastri naturali in Europa in termini di perdite di vite umane non è stato uniforme: Italia e Francia sono le più colpite (oltre 20 mila morti ciascuna), seguite da Turchia (18 mila) e Spagna (15 mila).

Non sappiamo dunque il “dove”, il “come” e il “quando” dei disastri, ma possiamo certamente prevedere che potranno accadere, ora più che in passato, in alcune aree geografiche più che in altre, con conseguenze drammatiche per la sicurezza, l’integrità e la vita delle persone anche in termini di occupazione, redditi, protezione sociale.

Non bisogna dimenticare che, a causa della formazione della catena appenninica, l’Abruzzo è tra le regione più esposte ai terremoti, ponendosi al secondo posto tra le regioni italiane a rischio sismico. Il 33% del territorio abruzzese è classificato in zona sismica 1, quella con il più elevato livello di pericolosità, percentuale che pone la regione al secondo posto nella graduatoria nazionale dopo la Calabria. La zona sismica 1 (Figura 1, colorata in rosso) conta la minore percentuale di abitanti (18,6%) e di edifici residenziali (27,7%). Questi ultimi sono per la maggior parte (69,5%) costruiti prima del 1971 e per i due terzi (66,7%) con struttura portante in muratura.

La zona sismica 2 (colorata in rosa), quella con pericolosità intermedia, include la maggiore percentuale di comuni (51,8%), di superficie (50,9%) e di edifici (38,7%). Quelli con struttura portante in muratura raggiungono il peso più elevato (67,9%).

La zona sismica 3 (colorata in bianco), quella con pericolosità minima, annovera la minore percentuale di comuni (18,4%) e di superficie (16,1%), ma ospita quasi la metà della popolazione regionale (48,3%), che si concentra in numerosi comuni di grandi dimensioni (Pescara, Montesilvano, Vasto e Lanciano). (Fonte: CRESA)

L’Abruzzo, inoltre, come gran parte del territorio nazionale, non è esente da fenomeni di dissesto idrogeologico, ponendosi al nono posto nella classifica delle regioni italiane a più alto rischio. Infine, ma non certo ultimi, i possibili attacchi terroristici che a partire dalle Torri Gemelle di New York, passando per Madrid, Bruxelles, Parigi, Nizza, San Pietroburgo, Londra e Manchester hanno lasciato una lunga scia di sangue in tutto il mondo.

Per i motivi sopra esposti, l’U.O.C. di Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza, ha deciso, nell’ottica della formazione continua nell’area di Emergenza Urgenza, di simulare una maxiemergenza intraospedaliera con circa 200 persone coinvolte tra personale sanitario, associazioni di volontariato, logisti, figuranti, truccatori.

La risposta ad una maxiemergenza è una catena di molte componenti: la gestione e il triage dei feriti, il loro trasporto, diagnosi e trattamento all’interno dell’ospedale, funzioni che necessitano di un efficace coordinamento di tutte le figure preposte. La formazione nella Medicina delle Catastrofi è differente da quella che si realizza in ogni altro campo della medicina, non potendosi effettuare sul “campo” necessita di sistemi di simulazione realistici e realizzati per questo scopo.

Al fine di rendere la simulazione la più verosimile possibile, ad esclusione di un ristrettissimo numero di persone che costituiscono la cabina di regia, nessun attore dell’evento (sanitario o laico) è stato messo a conoscenza della natura della maxiemergenza.

 

 

Articolo offerto da: