L’imprenditoria abruzzese raccontata da Graziano Di Costanzo, direttore Cna Abruzzo

Graziano Di Costanzo, direttore Cna AbruzzoGraziano Di Costanzo, direttore Cna Abruzzo

L’impresa abruzzese nelle sue molteplici sfaccettature e nelle sue ultime tendenze di settore. Abbiamo analizzato l’andamento economico tracciando uno spaccato del territorio con Graziano Di Costanzo, direttore Cna Abruzzo.

Originario di Penne, 59 anni, Di Costanzo è da circa 30 anni operativo all’interno della sezione regionale della Confederazione nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, con dinamismo e ponderata scelta delle azioni intraprese a favore del benessere della realtà imprenditoriale regionale.

Direttore, qual è l’andamento attuale della micro impresa in Abruzzo?

La microimpresa nella realtà regionale rappresenta ben oltre il 95% di tutta la sfera imprenditoriale, il 52% degli occupati e circa il 40% del Pil.

Illustriamo quali sono gli indici di classificazione delle varie tipologie di imprese.

Oggi la Comunità europea suddivide le imprese in base alle dimensioni in 4 categorie: la micro impresa è quella che occupa fino a 9 addetti e fattura fino a 2 milioni di euro. La piccola impresa fino 50 addetti con un fatturato fino a 10 milioni di euro. La media impresa occupa fino a 250 addetti con un fatturato che raggiunge i 50 milioni di euro. E, infine, la grande impresa, detiene numeri che vanno oltre quelli già citati. E’ necessario, nella dimensione di impresa, che la Pubblica amministrazione e le istituzioni volgano uno sguardo particolare al settore della microimpresa, in quanto un dato oggettivo ci rivela che nel contesto della crisi che ha attanagliato un po’ tutti i settori, è quella che ne ha risentito maggiormente. In primis poiché si tratta di una tipologia che vive di mercato interno in misura maggiore rispetto alle altre. Presso le Camere di commercio sono circa 130.000 le imprese iscritte che risultano attive, di cui il 95% circa appartiene alla tipologia della microimpresa.

Per quanto concerne la grande impresa?

La grande impresa per fortuna che c’è. L’Abruzzo è tra le prime regioni italiane che realizza performance di incremento rilevanti sul fronte dell’export, come si evince dall’ottima tendenza del primo trimestre 2017. Il comparto trainante è l’automotive, quindi Sevel, Honda e tutto l’indotto che ne deriva che, da soli, realizzano il 70% di tutto l’export abruzzese. Nel 2016 conseguì persino 500 milioni di incremento rispetto all’anno precedente, ragion per cui è evidente il danno ingente che ne scaturirebbe se queste grandi imprese dovessero abbandonare la regione. Alla Sevel sarebbe servito un collegamento rapido con il Tirreno; la Regione Abruzzo nel masterplan ha stanziato circa 100 milioni di euro per la viabilità che dalla Val di Sangro conduce al porto di Napoli, un punto strategico sotto il profilo commerciale. Questa è una delle condizioni prioritarie che la Sevel richiedeva per rimanere.

Quali sono le misure da adottare per creare un input e un supporto alla nostra micro impresa?

La Regione investe i fondi su misure quali innovazione, internazionalizzazione, credito, energia, che vanno a beneficio delle imprese abruzzesi, le quali non sarebbero in grado di far fronte da sole a queste misure. E proprio tramite questi fondi, noi spingiamo in questa direzione al fine creare i presupposti per cui le imprese minori possano meglio operare sul mercato. Si tratta di progetti finalizzati ad agevolare non solo la singola impresa, ma anche filiere e reti. Ogni anno sorgono circa 9.000 imprese nella nostra regione, di cui alcune purtroppo hanno una vita complessa nei primi tre anni. La barriera da abbattere risiede però nella cultura imprenditoriale che spesso non si apre alla complementarietà con altre realtà affini. Probabilmente perché in questo vedono concorrenzialità anziché funzionalità reciproca e strategica.

Cosa raccontano i dati sulla dinamica territoriale e settoriale?

Ci sono dati da non trascurare: proprio tra il 2010 e 2016 il settore dell’artigianato ha perso oltre 5.000 imprese e 12.000 addetti. Inoltre, fra i 3 comparti composti da costruzioni ed edilizia, manifatturiero  e servizi, il forte decremento è stato determinato dal settore edile. Si punta maggiormente sulle ristrutturazioni. Bisogna abbattere le costruzioni realizzate con sabbia e ricostruirle con criteri e tecniche innovative, tra cui geotermia, fotovoltaico volte a produrre energia anziché disperderla. Ciò che urge all’indomani dei nefasti eventi tellurici, è mettere in sicurezza le abitazioni delle zone a rischio sismico per non sradicare i residenti dalle proprie terre natìe.

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