Little Taver: rock’n’roll e delirio a Francavilla

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Il racconto del live di Little Taver And His Crazy Alligators, il gruppo di Davide Tavernelli che, tra glam, kitsch e rockabilly ha infuocato il Siren’s Corner di Francavilla.

“E ora qualcosa di completamente diverso” era il titolo di un famoso film inglese degli anni ’70, raccolta di sketch dei fenomenali Monty Python: ed è proprio quello che ho pensato di fronte allo spettacolo di Little Taver. Va innanzitutto fatta una doverosa premessa: i musicisti che compongono i “Crazy Alligators” sono professionisti di prim’ordine, e la loro ritmica forsennata fa sì che sia praticamente impossibile rimanere fermi mentre sul palco Little Taver urla, si dimena, suda e dà vita a uno spettacolo a metà tra Elvis e il cabaret di provincia.

Vera e propria leggenda vivente di Correggio, che infiamma da anni col suo rockabilly all’italiana, Davide Tavernelli ha conquistato innanzitutto il suo concittadino più famoso, il celebre Luciano Ligabue che, oltre a citarlo nel pezzo “Piccola città eterna”, l’ha voluto nel ruolo di Kingo nel suo premiato debutto alla regia, “Radiofreccia”, piccolo cult cinematografico. E, stando a quel che dice Little Taver, il “Liga” nazionale si sarebbe ispirato a lui anche per alcune trovate adottate nei suoi live, come quella di arrivare in macchina sul palco, una Cadillac nel caso di Ligabue, una più modesta Talbot Solara nel caso di Tavernelli; ma è l’idea quella che conta.

Ma parliamo del live, impreziosito dal sassofono di Corrado Terzi, collaboratore proprio di Ligabue. Il repertorio di Little Taver, in funambolico equilibrio tra cover e pezzi propri, tratti dal recente “Taver Night”, si potrebbe a buon diritto battezzare “Spaghetti Rockabilly”, in quanto le sonorità sono quelle tipiche delle leggende rock anni ’50, da Elvis a Little Richard, passando per il revival del rockabilly di inizio anni ’80, leggi Stray Cats, con la chitarra solista di Cesar Vincent sempre in bella evidenza, ma il repertorio è quello del rock ‘n’ roll italiano. E quindi pezzi di Celentano, quando ancora imitava Bill Haley, del primo Gaber, quello di “Ciao ti dirò” o di “Una fetta di limone”, cavallo di battaglia con Enzo Jannacci, e ancora gli scatenati shuffle di Little Tony.

Ma il vero spettacolo è Little Taver, il suo interagire col pubblico in modo goliardico e sempre sul sottile filo della lama che divide il buon gusto da qualcosa di più spinto, le sue gag collaudate e i suoi cambi d’abito, giunti al culmine con uno strampalato travestimento da Faraone egiziano, mise con cui è stata proposta “Il ballo della sfinge”, bizzarra cover del successo “Walk like an egyptian”, pezzo forte delle Bangles negli anni ’80.

Dunque una serata da ricordare, preceduta dalla presentazione del libro “Credi in me” di Alessio Masciulli, intervistato da Barbara Del Fallo e con le letture di Monica Evangelista per un curioso connubio tra libri e musica che, vista la calorosa accoglienza del pubblico, merita certamente di essere riproposta.

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