Vincenzo Maddaloni e la sua arte informale all’A-maze-ing

Caravan Petrol - Vincenzo MaddaloniCaravan Petrol - Vincenzo Maddaloni

Il 9 aprile 2017 si inaugura presso la sede dell’A-maze-ing Gallery di Pescara, alle ore 19.00, la mostra di Vincenzo Maddaloni. Un breve ritratto dell’artista e delle sue opere informali.

Vincenzo Maddaloni è nato nel 1973 a Campobasso, vive e lavora a Pescara. Ha frequentato il liceo artistico statale di Campobasso con il quale ha fatto esperienza scenografica presso il teatro cittadino, si trasferisce a Pescara dove comincia gli studi di Architettura.

Nel 2005 fonda insieme ad altri artisti il gruppo Akasha dove viene incaricato di dirigere i lavori nell’autogestione dell’ex tribunale di Pescara.

Tra le principali mostre ricordiamo quella del 2006 dove allestisce l’installazione “D.D.T. Documento di Trasporto” al pattinodromo di Pescara per conto dell’evento internazionale “Trasporti marittimi” che toccherà una serie di città delle coste del Mediterraneo. Nel 2007 espone a Loreto Aprutino (PE) con le installazioni cinestatiche “I Cinecratici” e, in collaborazione con i cineoperatori del luogo, espone a Pescara nel 2008 nella mostra collettiva “Commistione di Arti Musica e Storie Abruzzesi”. Nel 2009, a Francavilla al Mare (CH), collabora con la compagnia teatrale Dramma Teatro per l’allestimento di installazioni artistiche in concomitanza dei Giochi del Mediterraneo, il titolo delle installazioni è “Vele di un Tempo”. Nel 2010 si occupa dell’organizzazione spaziale e della direzione artistica dell’evento “Festa di San Precario protettore dei precari” dove l’installazione di un tunnel “precario” guidano lo spettatore all’interno del Largo Madonna a Pescara. Il titolo dell’opera si chiamerà appunto “San Precario”. Nel 2012 partecipa con l’installazione “Grotta Primordiale” in una sala del piano nobile del Palazzo Zenobio a Venezia alla Rassegna di Arte Contemporanea Prospettiva Post-Avanguardia curata da Valentina Carrera, Virgilio Patarini e Barbara Vincenzi.

Hanno detto di lui: “La sua preparazione artistica unita agli studi di Architettura lo porta ad appassionarsi subito al design: passione che va di pari passo con la ricerca di linee pulite e profili essenziali. la sua indagine lo conduce all’utilizzo di nuovi materiali alla ricerca di nuovi percorsi visivi e diverse letture. Le prime fusioni cercano la spazialità con forme che tendono verso la scultura. Le superfici di alluminio diventano malleabili tra le sue manie i suoi tagli, fessure e ondulazioni assumono diverse forme integrandosi al legno e allo stucco. Pochi elementi che tendono all’essenziale, che cercano nuovi codici di lettura verso l’attento studio degli spessori della materia e la ricerca dei molteplici diversi spazi comprensibili. L’alluminio si modula, perde il suo stato solido per diventare duttile e permeabile alle necessità di trasformazione ricercate dall’artista. L’abilità di Vincenzo Maddaloni sta proprio nel tagliare, piegare, modulare l’alluminio con pochi e semplici gesti lasciando quasi intatta la materia primaria. Nelle sue creazioni intervengono pochi colori: l’ocra caldo e i rossi vivaci si alternano al gesso e allo stucco, al semplice alluminio, in uno scorrere di pensieri e linee, materiali e luci. Questa capacità di sondare, rendere quasi liquido un materiale resistente predomina nelle successive opere in “kites” l’alluminio sembra quasi fondersi tra luci e ombre regalandoci una percezione di fluidità tra parti più solide e altre quasi liquefatte. Gesti pensati a lungo, forti e veloci per mettere in luce geometrie e sagome che vengono ‘liberate’ nell’atto creativo. Nelle sue forme pure e semplici s’intravedono concetti primari: strutture che alludono al suo mondo personale e ai suoi interrogativi, che ricordano l’asprezza dei monti della sua terra natale e il movimento delle onde del mare della città dove attualmente vive. Forme che divengono vere e proprie simbologie di vita o che alludano all’universo, al mondo, al confine tra terra e vuoto, tra vita e morte”. (Barbara Vincenzi, La via italiana all’informale, 2013, Editoriale Giorgio Mondadori)

Vincenzo Maddaloni dopo un periodo di allontanamento al mondo dell’arte e aspettando le sue nuove opere concepite in questo periodo, torna per l’A-maze-ing Gallery con una retrospettiva delle sue opere più significative.

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