“I sogni nelle lacrime”: l’esordio di Giampiero Margiovanni

Il libro di Giampiero MargiovanniIl libro di Giampiero Margiovanni

Incontriamo questa settimana Giampiero Margiovanni, giovane scrittore nato nel 1990 ad Atri, da poco in libreria col suo esordio nella narrativa, “I sogni nelle lacrime”.

Giampiero, intanto presentati, chi sei e da dove arriva il tuo amore per la scrittura?

Ciao a tutti i lettori di Pescara Pescara, sono un giovane laureato in lingue, sono nato ad Atri ma vivo a Treciminiere, paesino che ha ispirato la location del romanzo e da sempre ho amato scrivere. A questo proposito c’è un episodio divertente, ricordo che all’esame delle scuole medie anticipai nel tema che avrei scritto e pubblicato un libro.

Un bell’esempio di lungimiranza, avevi le idee chiare!

In realtà la mia “esplosione” letteraria avvenne più tardi; ho iniziato a scrivere con continuità solo nel 2009, dedicandomi alla poesia.

Sì, vedo che hai pubblicato due raccolte. Ti sei ispirato a qualche poeta in particolare?

In realtà ho letto poca poesia, forse mi ispirano più le canzoni di Jeff Buckley, Leonard Cohen e dei Negramaro. Comunque sì, tra il 2012 e il 2014 ho pubblicato due raccolte di poesie, “Le punte del cerchio” e “Il dionisiaco rovesciato”, che hanno anche avuto discreti riconoscimenti.

E ora l’esordio nella narrativa. So che alla base de “I sogni nelle lacrime” c’è una storia particolare, ce ne vuoi parlare?

Certo! La storia nasce nella mia testa vent’anni fa, dal racconto del sogno di una mia bisnonna, che ora non c’è più, in cui io e mio cugino venivamo rapiti. In tanti anni molti sogni e molte passioni si sono accese e consumate lasciando ricordi sbiaditi, eppure l’immagine di quel sogno è sempre rimasta viva nella mia memoria, finché ho deciso di mettere tutto sulla carta.

margiovanni

Alcuni elementi della trama, i bambini rapiti, la realtà rurale in cui si dipana la storia, mi hanno ricordato “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti. C’è qualche collegamento tra le due opere?

Guarda, in realtà Ammaniti è il mio scrittore preferito, però le storie si sviluppano in modo totalmente diverso, anche se il paragone è lusinghiero.

Thriller, pulp, giallo… Pensi che questo libro appartenga a un genere ben definito?

In realtà ho iniziato a scrivere senza pensare a un genere e forse, anche se il linguaggio non è esattamente quello ascrivibile alla categoria, potremmo dire che mi sono avvicinato al pulp.

Nel libro c’è molta azione, la storia è davvero incalzante. Hai voluto raccontare solo una storia di suspense o volevi anche veicolare qualche messaggio particolare?

Sì, sicuramente un messaggio positivo, quello della nonna, questa figura saggia e protettiva, che cerca di proteggere psicologicamente i propri nipoti e, allo stesso tempo, insegna l’importanza di credere nei propri sogni anche in mezzo alle difficoltà.

È vero che hai anche la passione della recitazione?

Sì, da diversi anni faccio parte della compagnia teatrale Les enfants Rouges. È una grande passione, abbiamo portato in scena opere come La bisbetica domata e Arsenico e vecchi merletti. Sto anche frequentando un corso di recitazione.

E se dovessi scegliere tra teatro e scrittura?

Sono due grandi passioni, ma la scrittura non la cambierei con nient’altro.

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