Bellezza e crudeltà, il romanzo di Attilio Ortolano

La copertina di "Bellezza e crudeltà"La copertina di "Bellezza e crudeltà"

Con l’intervista di questa settimana puntiamo di nuovo i riflettori su un giovane scrittore di casa nostra, Attilio Alessandro Ortolano, giovanissimo autore di Bellezza e crudeltà, romanzo distopico uscito per Le Gru.

Quello della distopia è un genere che vanta illustri precedenti, da 1984 di Orwell, che introdusse l’inquietante concetto di Grande fratello, a Fahrenheit 451 di Bradbury, fino a La svastica sul sole di Dick, e molto amato anche dal cinema, pensiamo a Matrix; giova forse ricordare il concetto di distopia che si contrappone a quello di utopia, delineando ipotetiche società future contraddistinte da condizioni di vita altamente indesiderabili, ma spesso specchio distorto di quella in cui viviamo.

Attilio, quando hai scoperto la passione per la scrittura?

In realtà penso sia qualcosa di innato, che ho sempre avuto dentro. Da bambino ero un osservatore e, come una spugna, assorbivo tutto quello che c’era intorno. Ho continuato fino a quando, poco dopo il diploma, ho sentito l’esigenza di mettere su carta quello che avevo dentro.

Come mai hai scelto un genere difficile come quello della distopia?

Non c’era un progetto alla base, il romanzo è venuto fuori di getto senza pensare a un vero e proprio genere. Tra l’altro non amo racchiudere le opere per forza in un genere preciso.

Ti sei ispirato in particolare a qualcuno degli illustri predecessori?

Qualche mese prima avevo letto Fahrenheit 451, e forse in qualcosa mi ha ispirato, mentre 1984 di Orwell non l’avevo nemmeno letto.

Attilio Alessandro Ortolano

Attilio Alessandro Ortolano

Il protagonista si chiama Jonathan Mesto. Spiegaci la genesi di questo curioso nome.

Jonathan è un omaggio al gabbiano del libro di Richard Bach, che mi colpì molto da bambino, mentre Mesto è un cognome normale che però allude all’atteggiamento del protagonista verso la società in cui vive.

Ci accenni brevemente la trama?

La storia si svolge nel 2112, data che allude agli opposti come il titolo bellezza e crudeltà, in una società che ha vietato i libri (come in Fahrenheit 451, ndr) e dove intellettuali e artisti sono banditi. Il protagonista, anche attraverso l’incontro con Sofia e Aurora, due figure femminili che impersonano la conoscenza e l’amore, aprirà gli occhi e tenterà di opporsi al regime.

Hai voluto dire qualcosa in particolare con quest’opera?

Sicuramente quello che può sembrare un libro cupo e pessimista in realtà vuole lanciare un monito e, insieme, un grido di speranza. Ma, in realtà, mi piace pensare che una volta finito, il libro non appartenga più all’autore ma prenda vita propria, camminando con le proprie gambe. Chi legge può trovarvi un suo significato, in questo modo.

Quali autori hanno segnato il tuo percorso?

Amo i grandi narratori, Conrad, Stevenson e, in Italia, Calvino. E Pasolini; c’è una sua frase che mi rappresenta e cito nel libro: “T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece”.

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