Pink Floyd: il tributo dei Paintbox al Massimo

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Amate i Pink Floyd? Allora prestate particolarmente attenzione, sta arrivando l’evento che fa per voi. Il 17 dicembre al Teatro Massimo i Paintbox, con “Any Colour You Like, a theatrical performance”, ripercorreranno la carriera della grande band inglese di rock psichedelico e progressivo attraverso i loro brani più suggestivi.

Ma non solo, infatti i Paintbox, attivi ormai da dieci anni come band tributo dei Pink Floyd, dopo il grande successo ottenuto quest’estate nell’ambito di Estatica, vogliono andare oltre il semplice concetto di cover band; protagonista dello spettacolo di sabato, infatti, non sarà solo la splendida musica dei Pink Floyd, ma anche la scenografia, con tecnologie, giochi di luci e atmosfere che tenteranno di ricalcare quelle maestose e oniriche proposte dal gruppo madre nei leggendari show degli anni ’70 e ’80.

Sicuramente un’iniziativa ambiziosa per la band abruzzese, ma anche una sfida per un gruppo che, da sempre, si propone di crescere e migliorare spettacolo dopo spettacolo.

La storia dei Pink Floyd è patrimonio ormai non solo degli appassionati di rock, ma della storia dell’arte del novecento, tuttavia può essere comunque utile ripercorrerla brevemente; nati a metà degli anni sessanta a Londra, la leggendaria “Swingin’ London” del periodo, culla di band mitiche e immortalata in film come “Blow Up” di Antonioni, per iniziativa del geniale chitarrista Syd Barrett, presero il nome da due bluesmen molto amati da quest’ultimo, Pink Anderson e Floyd Council.

Gli inizi sono all’insegna del rock psichedelico, di cui saranno tra i fondatori, con passaggi al limite dello space rock, ma il regno di Barrett durerà poco, a causa dell’abuso degli acidi lisergici tanto in voga allora, che porteranno il chitarrista verso alterazioni psichiche che lo renderanno ingestibile; anni dopo gli ex compagni gli dedicheranno “Shine on you crazy diamond”, splendida cavalcata psichedelica che ricorda Syd, il diamante impazzito del rock.

Da allora le redini passano in mano a Roger Waters, che attraverso alcuni album mitici come “Ummagumma” e “Atom heart mother” traghetterà la band verso la piena maturità, approdando verso un rock progressivo solo in alcuni aspetti, e dall’esplosivo potenziale commerciale, trasferendovi le proprie cupe angoscie esistenziali. E’ il periodo più mitico e dalle vendite milionarie, anche se forse artisticamente il meglio è già alle spalle. Escono “The dark side of the moon”, “Wish you were here”, “Animals” e “The wall”, col chitarrista David Gilmour che sempre più spesso ruba la scena al carismatico leader. Ma è anche il periodo dei grandi show, proprio quelli a cui si rifarà lo spettacolo dei Paintbox, e presto sarà quello delle grandi liti che porteranno alla diaspora, con Waters che proseguirà da solo e i Pink Floyd che, guidati da Gilmour, superbo chitarrista ma meno carismatico e ispirato come band leader, incideranno ancora alcuni LP di grande qualità ma lontani dai fasti del periodo aureo.

Siamo ai giorni nostri, tra riappacificazioni più o meno sincere, carriere soliste non sempre brillanti e la morte del tastierista Rick Wright che chiuderà le porte a qualsiasi possibilità di rèunion.

Come sempre accade per i grandi artisti, tuttavia, la musica dei Pink Floyd sopravvive al gruppo e, attraverso i loro vecchi dischi, ma anche grazie a progetti di qualità come quello dei Paintbox, siamo ancora qui, dopo cinquant’anni, a goderne i frutti.

Ricordiamo che l’evento, organizzato da Spray Records, vedrà l’incasso devoluto alla LILT
Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.

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