La recensione: Doppia Personalità – B.O.D.P.

Un video dei Doppia PersonalitàUn video dei Doppia Personalità

di ANDREA LA ROVERE

I Doppia personalità sono una band di Trieste con ormai quasi 10 anni di attività alle spalle, composta dai tre fratelli Milani, Giovanni, Marco e Tobia, coadiuvati da Dario Chiefa.

La loro discografia è composta da quattro album che, pur non facendo il vero e proprio “botto”, hanno garantito ai nostri la possibilità di continuare a fare musica, suonare sui palchi della loro città e di parte dell’Italia, oltre che ottenere un discreto riscontro in alcuni paesi dell’est europeo; nulla per cui gridare al miracolo, ma di questi tempi nemmeno poco.

B.O.D.P. è invece una raccolta, una sorta di greatest hits che esce per la Music Force, etichetta abruzzese sempre attenta alle band di nicchia; il passo, va detto, sembra un po’ azzardato. Personalmente ho una certa idiosincrasia per i “Best of”, anche quando questi sono appannaggio di grandi artisti affermati, quindi il fatto di trovarmene di fronte uno di una band semi sconosciuta ha un po’ il sapore del riempitivo; ma proviamo ad ascoltarlo senza pregiudizi.

Il genere dei Doppia Personalità è definito in modo un po’ avventuroso Polka rock, il che li ha fatti accostare spesso a band come i Gogol Bordello; bene, non sono troppo d’accordo, infatti, a parte qualche episodio che accenna passaggi dalle parti di certo ska nostrano, l’energica apertura di “Mrs. Byron” e “Vittima di lei”, ma anche la scatenata “Hoplezz” e la ritmata “Amor Felino”, il suono della band è molto eterogeneo e va dalle ballate tra Renga e, ahimé, gli onnipresenti Modà, specie in alcuni passaggi vocali un po’ sopra le righe, con qualche richiamo ai Negramaro, a passaggi più raffinati strumentalmente, “Sensibile” con la chitarra “Twang” che detta le linee e un bell’assolo nel finale, o “Regni nel Bluff” e “Triangolo delle Bermuda”, piacevolmente “bluesy” e vicine a certe cose dei Bud Spencer Blues Explosion.

Cosa funziona quindi in questo B.O.D.P. e cosa no? Sicuramente da salvare l’affiatamento del gruppo e la perizia strumentale dei quattro; buoni sicuramente i margini di miglioramento, ma questo dipende molto anche dalla strada che vorranno intraprendere nel prossimo lavoro, io li vedo bene coi pezzi un po’ più tirati e blues, senza per forza inseguire l’hit radiofonica. Da migliorare senz’altro i testi, abbastanza piatti per temi e stesura, e l’abitudine di aprirsi, anche nei pezzi più tesi, a ritornelli che sembrano voler accattivarsi il consenso di un pubblico che forse non è quello giusto.

E allora aspettiamo con curiosità il nuovo lavoro in studio, per sapere quale strada imboccheranno i Doppia Personalità.

Articolo offerto da:

Bar Roberto

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