L’Aurum, la nostra storia

Aurum PescaraAurum Pescara

1910: Luogo identitario per eccellenza della città di Pescara, una mirabile strut­tura architettonica che af­fonda le sue radici nel passato, esaltandolo nelle for­ma e negli intenti.

1919: Il Kursaal non ave­va soddisfatto le aspettative e la sua vita fu brevissima. Avendo perso il suo ruolo di ritrovo estivo raffinato ed esclusivo, nel 1919 l’e­di­ficio venne acquistato dalla famiglia Pomilio di Franc­a­villa, che vi trasferì la propria attività artigianale di di­stilleria. Nasce così la fabbrica dell’Au­rum, il dol­ce liquore em­blema di Pe­scara, che deve notorietà an­che al genio di d’Annun­zio che ne intuì da subito il valore e ne esaltò l’eccellen­za già dal nome: Aurum co­me “oro”, il colore stesso del liquore; Aur­um come la parola latina arantium, il frutto da cui si estraeva il liquore.

Aurum

Aurum

1938: In poco più di vent’ anni l’attività della distilleria crebbe notevolmente, tanto che nel 1938 fu ne­ces­sario ideare un piano di am­­pliamento della fabbrica. Fu l’architetto Miche­lucci a elaborare il progetto, poi realizzato dall’ingegner Zeni. Punto nodale del­­l’intero programma fu la scelta di mantenere in­tatto il vecchio edificio Kur­saal e farne il cardine della nuova architettura, sottolineando il legame con la tradizione: bisogna comunque specificare che l’idea originale di Miche­lucci era di creare unità stilistica dell’intero edificio, prevedendo dun­que un in­tervento che avrebbe dovuto alterare in parte le for­me della struttura preesistente, ma ciò non venne eseguito dall’ingegner Zeni che preferì la­sciare il Kur­sa­al com’era delineando un nuovo edificio che si integrava perfettamente nell’ambiente precedente, con armonia, sen­za rinunciare ai canoni del razionalismo.

1995: Per molti anni l’e­dificio è rimasto completamente abbandonato. So­lo nel 1995, ospitando la storica edizione di Fuori Uso, i riflettori sono di nuovo tutti puntati sull’Aurum e sulla necessità di riportare agli antichi fasti l’ex-distilleria, insieme alla riqualificazione della circostante zona ur­bana.

Questo un breve racconto della storia dell’Aurum che si può trovare sul sito dedicato alla struttura (au­rum.comune.pescara.it) ma per saperne di più di questo luogo identitario della città di Pescara e del­l’Abruzzo, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Licio Di Bia­se, storico e scrittore, da due anni di­rettore del­la struttura.

Kursaal

Kursaal

L’Aurum di ieri e l’Au­rum di oggi.

“L’Aurum di ieri nasce come distilleria ma la famiglia Pomilio e Mi­che­lucci, il progettista, pensarono a questa struttura con la particolarità del tondeggio, vollero aggianciarsi al vecchio Kursaal, costruito nel 1910, mantenendone la va­lenza culturale. In altre pa­role sia i Pomilio che Mi­chelucci non volevano mu­tare il fine intellettuale perchè, non dimentichiamo che il Kursaal era il luogo di in­contro della borghesia pe­scarese che utilizzava tale spazio, almeno fino al­la I Guerra Mondiale, come ritrovo del nascente stabilimento balneare della pineta fino a qual momento de­serta. Dopo il 1919, quando la famiglia Pomilio acquistò il plesso per creare la distilleria, i lavoratori iniziarono a costruire le loro prime abitazioni nella zona che, con il tempo, ar­rivò a es­se­re un vero e proprio quartiere con la chiesa del­la Stel­la Maris. Venendo all’ at­tualità, il prossimo an­no, saranno 10 anni dal re­cupe­ro ma già dalla fine degli anni 80 in città è iniziata la battaglia per far di­ventare l’ Aurum quello che è: il con­tenitore dell’identità abruzzese. Quando mi insediai due anni fa, avevo un obiettivo: fare della struttura una vetrine dell’A­bruz­zo aperta al mondo. E, devo es­­sere sin­cero, ci sia­mo riusciti”.

I pescaresi, come vivono l’Aurum?

“Sono sempre più pronti e preparati a cogliere il plesso come spazio identitario della città. Al mio ar­rivo si contava una me­dia di 100/150 presenze al giorno; in due anni registri­amo una presenza giornaliera di circa 250 persone. Il tutto anche a beneficio del­le varie attività in­torno all’ Aurum come bar, ristoranti e hotel”. Un bilancio di questi due anni come direttore? “Il bilancio non lo faccio io ma i numeri. Primo: ab­bia­mo due spazi in affitto, il primo è dell’Archivio di Stato; il secondo, con due locali, lo abbiamo concesso per alcuni anni a Di­gital Bor­go che pagava 4.800 euro l’anno, ora negli stessi locali ospitiamo l’uni­­versità telematica Pe­gaso che paga 48mila euro l’an­no d’affitto. Secondo: abbi­amo raddoppiato gli introiti interni da 50mila a 100 mi­la euro. Ter­zo: raddoppiato il numero degli eventi e delle visite giunte a cir­ca 80mila l’an­no”.

L’Aurum quindi è il luo­go simbolo dell’identità cit­tadina. E’ anche il più im­­portante?

“E’ il luogo identitario del ‘900. Anzi, è il luogo vis­su­to più identitario; mi spiego: esistono luogi identitari ma non vissuto come può essere il Colosseo e luoghi identitari vissuti co­me è il Qui­rinale. Ecco, passando all’ A­bruzzo, l’Au­­rum è il luogo identitario più importante tra quelli vissuti. Mi piace di­re che l’Aurum sta a Pe­sca­­ra co­me l’Abbazia Ce­le­sti­niana a Sulmona sta all’ Abruzzo perchè è fuori di dubbio che la Badia è un for­­te elemento identitario della nostra regione. Quan­do sottolineo l’im­portanza di guardare con più attenzione al patrimonio storico, culturale e ambientale, è perchè questa regione può crescere non solo se facciamo gallerie e viadotti, co­munque essenziali per far­ci conoscere all’esterno ma so­­prattutto se alla infrastrutture uniamo la cura del patrimonio territoriale. Ri­tengo infatti che nessun pae­­se possa vantare un Me­dio­evo così importante e co­­sì conservato come il no­stro senza nemmeno es­ser­ci im­pegnati per conservarlo”.

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