La fauna del nostro mare: dalle stelle marine ai pesci palla

Stella marinaStella marina

di MARINA MORETTI

E’ un’estate curiosa: si va al mare come allo zoo, con la possibilità di imbattersi in specie animali non propriamente tipiche dell’Adriatico.

Tra maggio e giugno, concentrate in pochi giorni, sono state registrate strane presenze: un cavallo al trotto, con tanto di calesse e cavaliere, nel mare di Pescara, un cinghiale a spasso sulla spiaggia di Vasto. E qualche mese prima a Montesilvano era finito addirittura un giovane cervo. Ma la palma dello stupore – non tanto per l’originalità della bestia, quanto perché condita a ribrezzo – va al topo trovato stecchito sulla battigia, prontamente fotografato e finito su facebook. L’immagine ha fatto strabuzzare gli occhi a chi finalmente, dopo un inverno mite ma lungo, aveva appena tirato fuori dall’armadio costumi, parei, pinne e tutto l’armamentario d’ordinanza estiva, fucile compreso (utile nel caso di incontri del terzo tipo). Eppure tali avvistamenti sono ancora poca cosa se paragonati ad un altro incontro diventato possibile, quantunque ancora raro, nelle acque del Mediterraneo. Parliamo del pesce palla maculato, un tipetto velenoso che sarebbe meglio evitare. E per evitare un rischio, si sa, il miglior sistema è conoscere. Per questo pinnato indigesto non serve la proverbiale regola dei tre giorni: il pesce palla è un ospite che disturba sempre a causa di un difettuccio mica da poco, ossia la capacità di portare a morte chi se lo mangia.

“Negli ultimi anni – dice Vincenzo Olivieri, responsabile del Centro Studi Cetacei di Pescara – sono migliaia le specie “aliene”, tra molluschi, pesci e crostacei, arrivate nel Mediterraneo, alle quali si aggiungono altre piccolissime portate per lo più dalle acque di zavorra delle navi. In Italia non avevamo specie tossiche come il lagocephalus scleratus, che si gonfia e si comporta come il pesce palla. Oggi invece può essere presente nel nostro mare, per questo occorre fare molta attenzione. Tuttavia dobbiamo considerare che il suo aspetto complessivo e la forma particolare dei denti bastano già a mettere in guardia i pescatori che difficilmente si sognerebbe di metterlo nella scafetta. Di norma sono sufficientemente esperti per accorgersi dell’intruso”. Insomma, il lagocephalus, una specie esotica che pare provenga dal Canale di Suez, va bene come pezzo da museo e non come pietanza, visto che è altamente tossico e potenzialmente mortale, anche cucinato. “L’Italia – ricorda Olivieri – è ancora scottata da quanto accaduto negli anni ‘70, quando diverse persone morirono per aver mangiato pesce palla venduto fraudolentemente come coda di rana pescatrice”.

A metà giugno un esemplare di lagocephalus di ben quattro chili è stato trovato nel mare Ionio, il pescatore per fortuna non c’è cascato: la pelle liscia senza squame, la testa grossa e dura, i grandi denti e le macchie scure lo hanno insospettito. L’Istituto per la ricerca e la protezione ambientale ha avviato una campagna di informazione per invitare chi si imbatta in questo tipo di pesce a scattare una fotografia e a contattare immediatamente lo stesso Ispra. Per fortuna nel mare d’Abruzzo e lungo le nostre spiagge ci sono anche specie animali che vi dimorano “legittimamente”. Delfini, uccelli fratini, tartarughe e persino un gradito ritorno: le stelle marine. Qualche giorno fa ne è stata filmata una, viva e vegeta, a spasso sul fondale davanti ad uno stabilimento di Pescara nord, poco distante da dove, alcuni giorni dopo, è stato posto il più veloce divieto di balneazione della storia, apparso e scomparso nel giro di poche ore. Schizofrenia dell’Arta o altro? Chissà, intanto però la stella marina c’era, e visto che non ama vivere in acque inquinate potrebbe essere un buon segno. Le stelle marine o asteroidi sono echinodermi piuttosto voraci, non hanno nemici tra i predatori ma sono vittime dei parassiti. La loro caratteristica principale è la capacità di rigenerare gli arti mancanti, tuttavia questo non basta a renderle invulnerabili ai danni provocati dall’uomo. Infatti, a causa del loro sistema vascolare molto semplice, non sono in grado di filtrare le tossine e gli agenti inquinanti presenti nel mare. Per questa ragione la stella marina è da sempre uno dei simboli principali dell’ambiente marino e, pur non avendo grande importanza economica, ha un’influenza di tipo “psicologico” come sinonimo di serenità incontaminata.

Anche le tartarughe Caretta caretta hanno tutti i titoli per nuotare nel nostro mare, tuttavia non possono che farlo a loro rischio e pericolo. Spesso vengono ritrovati esemplari in difficoltà o addirittura senza vita. Ultimamente il numero dei decessi registrati, quattordici, è sembrato superiore alla norma, tanto da finire sui giornali. Tuttavia, il dottor Olivieri ridimensiona il fenomeno e definisce i recenti spiaggiamenti non eccezionali. Tra le cause principali, manco a dirlo, c’è ancora la mano umana: <Infatti – conferma – alla base delle morti ci sono soprattutto cause legate ad attività antropiche come la pesca, le eliche delle imbarcazioni da diporto, l’inquinamento acustico, gli agenti chimici contaminanti. La Caretta caretta è la tartaruga marina più comune del mar Mediterraneo, ma è fortemente minacciata in tutto il bacino ed è ormai a rischio di estinzione nelle acque territoriali italiane>. Al Centro Studi Cetacei spiegano che le carcasse delle tartarughe morte sono spinte a riva soprattutto quando il mare è mosso e invitano tutti, in caso di avvistamento di una Caretta caretta o di un cetaceo – vivi, morti o in difficoltà – a non toccarli né provare a ricondurli in mare. Meglio chiamare subito il Centro, dove lavorano professionisti esperti che sanno come curarli per poi reimmetterli in mare. Ampliando il discorso, al di là di analisi ballerine e animali soliti o insoliti, in generale gli esperti concordano sul fatto che il mare non se la passi troppo bene, un po’ come se avesse la febbre.

E’ proprio l’innalzamento della temperatura a causare alcune “malattie” marine, fenomeni sia legati al mondo vegetale che a quello animale. Ma indovinate chi è che gli ha fatto prendere freddo?

Articolo offerto da:

Bar Roberto

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