L’odio virtuale, il cyberbullismo che dilaga in rete

CYBERBULLISMOCYBERBULLISMO

di MARINA MORETTI

Li chiamano “leoni da tastiera” ma se potessimo guardarli in faccia forse avrebbero più l’aspetto di un cucciolo che l’autorità del re della foresta: il cyberbullismo.

Eppure sanno come far male, e lo fanno in maniera moderna, digitale, utilizzando il pc o lo smartphone per offendere, dileggiare, minacciare, terrorizzare i coetanei più vulnerabili. Quella del cyberbullismo però è solo una delle possibili declinazioni dell’odio in rete, magma virtuale dagli effetti drammaticamente reali. Dalla scuola alla chiesa, dalla famiglia agli amici, ogni contesto può rivelarsi trappola pericolosa per un giovane non consapevole dell’arma, ancorché virtuale, che maneggia. Perché se è vero che la cosiddetta bulimia informatica – l’eccessivo uso della rete – può generare l’incapacità a scegliere la propria strada, è anche vero che qualcuno poi la strada la sceglie, e la peggiore: quella della violenza. Il 91% dei giovani tra 14 e 18 anni è iscritto ad almeno un social network e l’87% usa uno smartphone connesso a internet. Viviamo nell’era della comunicazione digitale, che di per sé non è il male assoluto ma che, come ogni fase legata al progresso, produce devianze che vanno comprese prima di essere combattute e represse. A testimoniare la gravità di alcuni fenomeni è una ricerca sull’uso consapevole dei media digitali, realizzata in Italia dal Censis in collaborazione con la Polizia Postale. Lo studio, basato su un campione di presidi, ha evidenziato che il 52% dei dirigenti scolastici intervistati ha dovuto occuparsi di episodi di bullismo digitale, il 10% di sexting (l’invio dallo smartphone di messaggi, foto o video sessualmente espliciti) e il 3% di adescamento online. Come si è detto, quello del bullismo è solo uno degli aspetti dell’odio veicolato attraverso la rete. La diffusione di internet ha reso possibile un dialogo globale e continuo al cui interno, oltre alle molestie, al bullismo e ad altre forme di violenza, trovano spazio espressioni di odio razziale e politico.

Il concetto viene identificato dalla locuzione inglese: “hate speech”, in sostanza parole che incitano all’odio. Ed è ancora inglese la locuzione che identifica i crimini generati dall’odio, a loro volta chiamati “hate crimes”. Si tratta di atti delinquenziali che comprendono violenze a danno di persone discriminate in base all’appartenenza, vera o presunta, ad un gruppo sociale, sulla base dell’etnia, della religione, dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere o di particolari condizioni fisiche o psichiche. Considerandoli sul piano giuridico sono reati che possono comportare anche significativi aggravi di pena. I fenomeni di odio e intolleranza verso il “diverso” sono in crescita sia nel vivere quotidiano che sul web, lo strumento di comunicazione virale sembra garantire maggiore impunità. Seguendo le indicazioni del Consiglio d’Europa, il Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale ha realizzato una campagna di comunicazione per rendere i giovani attivi e partecipi nella ricerca e nella segnalazione di siti, blog o pagine dei social network in cui si propagandino messaggi di intolleranza, di odio, di bullismo e che, di conseguenza, costituiscano incitamenti alla violenza. Sulla scia della campagna “No hate” promossa dal Movimento contro il discorso dell’odio del Consiglio d’Europa si colloca anche l’incontro promosso recentemente dal Siulp Abruzzo, il sindacato unitario dei lavoratori di Polizia, all’Aurum di Pescara. Nell’incontro, dal titolo “L’odio in rete: violenza e intolleranza nell’era digitale”, si sono succeduti gli interventi di relatori esperti sui meccanismi della comunicazione via internet, con particolare riferimento a comportamenti ossessivi, molestie, offese, odio razziale e politico, violenza verbale online (tipica di stalking e cyberbullismo).

“Il convegno patrocinato dalla Regione Abruzzo, dal Comune di Pescara e dall’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – ha detto il segretario generale del Siulp Abruzzo, Paolo Tamburro – è stato pensato con l’intento di fare luce sulle caratteristiche specifiche di alcuni fenomeni di odio on line e di fornire strumenti finalizzati a prevenirli e affrontarli nella maniera migliore. Purtroppo i giovani che si scambiano informazioni e contatti in rete non sempre hanno la capacità di comprendere le reali potenzialità e le minacce dei nuovi media”. Tocca dunque agli adulti rendere i nativi digitali connessi e consapevoli, aiutarli a proteggere se stessi tanto dai crimini informatici quanto dalla dipendenza dai social network. Felice Romano, segretario generale nazionale del Siulp, ha aggiunto: “C’è bisogno di un ruolo consapevole dei genitori che a volte sottovalutano la rete e la possibilità, da parte dei propri figli, di diventarne vittime (o carnefici)”. Anche per il sociologo Nicola Ferrigni “non bastano le regole a guidare i giovani, bisogna accompagnarli verso l’utilizzo critico dello strumento, perché è vero che la rete ha esasperato l’odio, ma l’odio non nasce on line, è una fetta ben più grande della nostra quotidianità”. Ma attenzione, questo non vuol dire che la rete sia il demonio: a sviluppare ulteriormente il tema portante dell’incontro pescarese è stato l’ospite speciale della manifestazione, il docente, scrittore e saggista Giovanni Ziccardi, che a Pescara ha presentato in anteprima il suo libro “L’odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete”. “Le tecnologie – ha affermato Ziccardi – hanno annullato le distanze e hanno consentito comportamenti apparentemente nuovi. Ma non è la rete che crea l’odio, c’è sempre stato. La rete è solo un mezzo sofisticato attraverso cui predicarlo e diffonderlo, una versione moderna del volantino. Internet produce una sorta di anonimato percepito, chi diffonde odio attraverso il web crede di essere anonimo anche se non lo è, per questo osa mettere in rete comportamenti che probabilmente non attuerebbe nella vita quotidiana”.

Già, la vita quotidiana, quella in cui ci si mette la faccia. Nel mondo virtuale invece è proprio la mancanza di contatto fisico, l’essere a distanza, a gonfiare di coraggio il petto di certe persone, giovani o adulti che siano: da cuor di leone a leone da tastiera il passo – virtualmente – è molto corto.

 

 

 

 

 

 

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