Abruzzo e turismo, attendendo l’estate

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Poniamo il caso di essere un aspirante turista sopravvissuto alla crisi e di provenire da uno di quei Paesi economicamente emergenti, i cosiddetti Bric (Brasile, Russia, India e Cina) sui quali il resto del mondo ha puntato tanto (ma non sempre ha vinto). Poniamo che il suddetto aspirante turista desideri visitare uno di quei posti le cui bellezze, al tempo del BRIC-boom, gli venivano fascinosamente descritte dall’autorevole sito dell’Enit, l’Agenzia Nazionale del Turismo: “Nell’ambito delle proprie finalità istituzionali – si leggeva sul sito – l’Enit avvierà nel 2011 un’iniziativa di grande impatto promozionale e mediatico finalizzata al consolidamento dell’immagine dell’Italia quale destinazione turistica nei Paesi dell’area BRIC”. Ora proviamo a domandarci dove siano finiti oggi quei (pochi) turisti BRIC che all’epoca avevano scelto l’Abruzzo tra i bei luoghi da scoprire citati dall’Enit. Pare che i Russi abbiano continuato a frequentarci e anche ad investire in immobili lungo la costa, ma gli altri? E in generale di tutti i turisti in arrivo, italiani e stranieri, cosa sappiamo? I dati locali disponibili sono ancora limitati all’inizio della scorsa stagione estiva, quando si era quasi gridato al miracolo per le percentuali in salita dopo un 2014 che la crisi aveva reso disastroso. A giugno 2015 gli albergatori erano soddisfatti: “La stagione è iniziata sotto una buona stella” gongolava il presidente di Federalberghi Abruzzo, Gianmarco Giovannelli, nel confermare la dinamicità delle coste teramane e teatine e gli arrivi nei grandi alberghi di Montesilvano. I risultati, ottenuti anche grazie a buone offerte, hanno testimoniato la rimessa in moto del mercato interno e il mantenimento di quello est-europeo, oltre al consolidamento della presenza di turisti in arrivo dalla Germania e dal Nord Europa.

Anche sotto gli ombrelloni le cose non andavano male: sempre nel giugno scorso, in Abruzzo si registrava un aumento medio del 15% di presenze in spiaggia, che si è tradotto nel 20% in più per gli incassi dei bar e in un +12% nella ristorazione, percentuali addirittura migliorate nel mese di luglio. Difficile al momento tracciare il bilancio complessivo dell’anno 2015, i dati disponibili sono ancora frammentati e in attesa di elaborazione definitiva; qualcosa potrebbe arrivare dai prossimi incontri fissati per stilare il Piano Strategico per il Turismo voluto dal ministro Franceschini. L’argomento è stato in primo piano nei giorni scorsi a Pietrarsa, in Campania, durante gli Stati Generali del turismo con il premier Renzi e lo stesso Franceschini. Forse il quadro definitivo, regione per regione, emergerà il 22 aprile, nella XVI conferenza su “L’Italia e il turismo internazionale, risultati e tendenze per incoming e outgoing nel 2015”, organizzata a Venezia da Ciset e Università Ca’ Foscari. Gli incontri di questo consolidato appuntamento riservato agli operatori del settore saranno incentrati sulle ripercussioni che gli eventi, anche drammatici, del 2015 hanno avuto sull’evoluzione dell’Italia come meta turistica mondiale, ma si parlerà anche delle caratteristiche degli Italiani che vanno in vacanza all’estero. In generale, a livello nazionale, i segnali sono positivi: dai numeri provvisori si evince che, tra gennaio e dicembre 2015, i turisti internazionali hanno speso in Italia 35.765 milioni di euro, a fronte dei 34.240 milioni nel 2014. In aumento anche i consumi dei turisti italiani all’estero: 22.040 milioni di euro nel 2015, contro 21.713 milioni nell’anno precedente. Nel 2015 il saldo netto della bilancia turistica dei pagamenti in Italia ha registrato un avanzo positivo di 13.725 milioni di euro, in crescita del +9,6% rispetto al 2014. Tuttavia, anche se queste informazioni parziali potrebbero indurci a cantare vittoria, spingendoci persino ad ipotizzare un miglioramento nel 2016, sarà meglio andarci cauti e fermarsi a riflettere: cosa troveranno i turisti che sceglieranno l’Abruzzo per le loro prossime vacanze? Innanzitutto bisogna vedere se lo troveranno, visto che per attrarre il flusso estero non si fa più di tanto e se non fosse per il buon cuore dei tour operator dei Paesi che più ci amano (Germania, Inghilterra, Olanda e i Bric residuali) della nostra esistenza si saprebbe ben poco.

Poi, ammesso che ci scovino, occorrerà raggiungerci, e visto che non siamo né Portofino né la Costa Smeralda sarebbe preferibile poterlo fare con voli a basso costo. Tipo Ryanair, per intenderci. Le trattative sono in corso, lo spiraglio si è aperto, ma il rischio di abbandono dell’Aeroporto d’Abruzzo permane. Viene il dubbio che non ci si renda sufficientemente conto che perdere i voli della compagnia irlandese è molto ma molto peggio che perdere l’incongruo collegamento aereo Pescara-Roma. Tornando ai turisti, quelli che vorranno arrivare dal mare sarà bene che si spiccino, perché gli effetti del dragaggio non durano in eterno. Naturalmente bisognerà accontentarsi di catamarani o piccoli traghetti, motonavi tipo la mitica Tiziano le abbiamo viste in passato e probabilmente non le rivedremo più. Comunque alla fin fine in Abruzzo ci si arriva, ci sono i treni (pochi) e i bus, tanti e sempre più economici, segno che non siamo proprio terra da vip, ma in fondo chissenefrega. In compenso ci sono sempre più strutture in cui trascorrere le vacanze, non solo alberghi e villaggi, ma anche camping, agriturismi e tanti b&b. Proprio i preferiti dai nord-europei, in particolare dagli olandesi, che sempre di più scelgono la nostra regione per la natura, per la possibilità di scoprire il territorio circostante, per l’enogastronomia e per sport come trekking e ciclismo. Ecco, il ciclismo. Parliamo di strade? Tutte buche, in città e in provincia; e di trasportare la bici sui mezzi pubblici per ora non se ne parla. Intanto la pista ciclabile “venduta” come la più lunga d’Europa procede a macchia di leopardo e non è ancora chiaro se attraverserà un Parco della Costa Teatina o se guarderà una foresta di trivelle a mare. Senza contare che fare il bagno potrebbe diventare una chimera, a Pescara come in altre spiagge. C’è sempre la nostra bella natura, a patto di schivare lo sguardo dalla discarica di Bussi e dai propositi governativi di incenerimento dei rifiuti. Non resta che buttarsi sull’enogastronomia, un brindisi e un’impepata alla faccia dei gufi! Sempre che la salmonella non resti in pianta stabile nelle nostre paparazze.

 

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