“Il volo dell’angelo” plana sulle polemiche

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Un po’ Uomo Ragno e un po’ James Bond, forse è così che ci si sente “volando” da un luogo all’altro sospesi ad un cavo. Sì, anche gli umani possono volare, purché imbragati ad una fune tesa all’uopo. Il nuovo balocco per chi ama le iniezioni di adrenalina si chiama zipline, più che uno sport è una pratica ludico-ricreativa dal sapore vagamente estremo, già diffusa in diverse regioni italiane. Qualcuno lo chiama anche “volo del falco” perché, come il rapace, procede parallelamente al terreno; peccato però che per quel cavo proprio i falchi – quelli veri – rischino di rimetterci le penne. La zipline potrebbe fare la sua comparsa anche in Abruzzo, se il sogno del Comune di Pacentro diventerà realtà. Il cavo, che avrebbe come base di partenza la località San Rocco, arriverebbe in prossimità del centro abitato, nel territorio comunale. In sostanza si tratta di una sorta di teleferica che consente di provare l’ebbrezza del volo nel vuoto, la discesa libera mediante carrucola fa viaggiare a tutta velocità uno o due passeggeri appesi ad un cavo d’acciaio. E’ un impianto ricreativo, detto anche flying fox, analogo a quelli che si trovano frequentemente nei parchi avventura (anche in Abruzzo), mentre come passatempo singolo è più raro. I principali sono nel nord Italia, dalle Dolomiti al Lago Maggiore, ma ce n’è uno anche vicino Potenza. La più lunga d’Europa è la Adrenaline X-treme Adventures a San Vigilio di Marebbe (Bolzano), un percorso di 3200 metri. Al prezzo di 49 euro ci si lancia su un dislivello di 400 metri fino a raggiungere gli 80 km/h. E l’Abruzzo? Che il destino di questo volo d’angelo sia quello di planare in letizia anche da noi non è affatto scontato. Sulla strada dell’aerea zipline ci sono i piedi saldi di diversi soggetti, dalla Stazione Ornitologica Abruzzese e altre altre associazioni ambientaliste, che temono l’impatto sull’avifauna protetta, fino al consigliere del Parco della Majella Angelo Di Matteo, il quale da mesi chiede lumi al presidente dell’Ente in merito alle anomalie procedurali dell’iter seguito per la zipline.

“Il volo d’angelo – dice il presidente della Soa Augusto De Sanctis – è un sogno da 290.000 euro che rischia di costare ben più caro al Parco e all’Italia. Vorremmo sapere perché sia stato il presidente del Parco, Franco Iezzi, a firmare il nulla osta, anziché il direttore o il dirigente amministrativo. Tendere una fune per oltre 1.000 metri in aria in una zona ad elevata presenza di uccelli protetti, dall’Aquila reale al rarissimo Lanario passando per il Falco pellegrino, è il modo peggiore per gestire un patrimonio faunistico così vulnerabile e tutelato a livello comunitario”. Le solite ubbie degli ambientalisti? Mica tanto: che qualche rischio ci sia lo ammette, seppure indirettamente, lo stesso Parco della Majella, visto che nella lettera inviata al Comune di Pacentro per la concessione del nulla osta recita: “al fine di mitigare il rischio di collisione delle specie di rapaci il cavo di sicurezza dovrà essere munito di appositi dissuasori”. Se la lingua italiana non è un’opinione, la parola mitigare la dice lunga. Ma non è tutto, nel documento si legge anche che “dall’entrata in funzione dell’impianto in oggetto l’amministrazione comunale ha l’obbligo di monitorare gli effetti prodotti sui rapaci, sulla base delle direttive fornite dal personale del Parco. Qualora durante il funzionamento dell’impianto venissero accertati rischi, con incidenza significativa sulle specie di fauna, questo Ente si riserva la facoltà di adottare i provvedimenti del caso, inclusa la facoltà di ordinare la rimozione o lo spostameto dell’impianto”.

Che suona un po’ come: intanto fatelo, ma se qualche uccello ci rimane secco lo smontate e chi s’è visto s’è visto. “Un pressapochismo preoccupante – dice il consigliere del Parco Angelo Di Matteo – contro il quale lotto da mesi. Intanto il nulla osta non può rilasciarlo il presidente, non ne ha titolo, trattandosi di un atto puramente amministrativo. Più volte ho chiesto formalmente lumi al presidente Iezzi, anche sullo stato di attuazione e sugli atti relativi al progetto. Se non avrò risposte sono pronto a portare le carte in Procura”. Anche la Stazione Ornitologica Abruzzese, qualora il progetto dovesse andare avanti, è decisa a inoltrare formale esposto alla Procura competente, nonché a segnalare quanto sta avvenendo alla Commissione Europea affinché valuti la regolarità del procedimento. Al momento tuttavia la fune è tutt’altro che tagliata: la zipline, che sembra ferma ma non lo è, gode di un finanziamento attivo che rientra nel complesso di tre interventi – zipline, parco archeologico industriale dei mulini a Pettorano e Campus ambientale a Cansano – beneficiati da un totale di 690.000 euro di fondi Fas concessi al Parco della Majella per progetti nella Valle Peligna. Il Parco è la stazione appaltante, ma i progetti devono essere curati dai Comuni. Pettorano e Cansano hanno già affidato i lavori, Pacentro sconta i ritardi di una documentazione non esaustiva che ha finito con il rimettere la palla al Parco. L’ultimo scivolone risale al mese di dicembre e riguarda proprio quella che qualcuno definisce “fantomatica” incidenza ambientale: c’è voluta una delibera bis della giunta per precisare che era stata fatta e che era risultata negativa, ossia nessun pericolo per l’avifauna; forse avevano dimenticato di accluderla. “La valutazione di incidenza ambientale che sarebbe stata rilasciata dall’ufficio tecnico comunale di Pacentro io non l’ho mai vista – afferma ancora Di Matteo –. Comunque a dicembre è partito il bando di gara, le ditte sono state invitate a proporre un progetto cantierabile per ultimare la progettazione incompleta e realizzare l’opera. Mi risulta che la commissione era fissata dopo i canonici 40 giorni, il 18 gennaio 2016, ma io non ne ho saputo più nulla. Non si tratta di essere contrari a priori alla zipline, però è importante seguire le procedure corrette, invito peraltro arrivato anche dal Ministero. Ho segnalato quello che ritengo un iter improprio e ho avvertito l’Ente delle possibili conseguenze”.

O, in alternativa, si può sempre giocare ai funamboli e guardare occhi negli occhi il falco predatore… sperando che non si arrabbi.

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