Immigrati, pensioni sociali da rivedere

Marisa-Bafile

Cinque anziani bollati come truffatori a danno dell’Inps, colpevoli di incassare pensioni sociali con le quali, in realtà, vivono in Argentina dove sono emigrati nel dopoguerra. E’ questa, in sintesi, la notizia uscita alcuni giorni fa in Abruzzo, che segue un’ altra indagine simile di alcuni mesi fa a Gorizia con nove indagati sempre emigrati in America Latina. In un primo momento abbiamo pensato a un giro di vite anche sugli assegni sociali che, secondo le norme Inps possono percepire solo gli over 65 che hanno “la residenza effettiva e abituale in Italia” e che non hanno altri redditi.

Un misero assegno mensile, fra 429 e 600 euro, che lo Stato ha concepito per i poveri (persino se stranieri ma con la carta di soggiorno) che non hanno lavorato o raggiunto i contributi minimi per la pensione da lavoro. Soldi che, appunto, bisogna “spendere” in Italia e non all’estero, dove al massimo si può stare un mese. In realtà, dietro la denuncia ai sei vecchietti italo-argentini, si nasconde una delle più accese guerre elettorali che l’Abruzzo ricordi, le elezioni comunali 2011 di Fraine, un piccolo paese del Chietino che conta 400 abitanti e 300 residenti all’estero iscritti nell’elenco Aire. Lo scorso maggio, infatti, finì 194 pari fra le due liste contendenti la carica di sindaco, per cui si dovette procedere a un imprevisto ballottaggio, in cui la spuntò per tre voti l’attuale sindaco Vincenzina Di Iorio, che vinse 201 (50,37%) a 198 (49,62). Fra i supporter del giovane sindaco ci sarebbero stati anche tre o quattro dei sei pensionati sociali frainesi che, pur essendo tutti residenti nelle case di proprietà in paese, passano parte dell’anno anche in Argentina, come fanno tanti emigrati in pensione. Da qui la denuncia ai Carabinieri e la conseguente indagine della Procura di Vasto che li ha incriminati per truffa.

Come ogni elezione di piccolo paese in cui si teme il foto finish, gli emigrati sono invitati a tornare a votare se vivono in Europa – con tanto di pullman granturismo, perché il diritto al voto amministrativo ce l’hanno anche i residenti all’estero ma devono tornare in patria, contrariamente al volo nazionale. Nelle elezioni 2011 sono stati ben una sessantina i frainesi tornati a votare, prevalentemente da Svizzera e Fracia. Ma gli sconfitti se la sono presa con gli elettori argentini, perché colpevoli di percepire l’assegno sociale per il quale l’Inps prevede la “dimora stabile e abituale” e il permanere all’estero massimo un mese. Non importa se concittadini che pagano l’Ici, la Tarsu, l’Irpef e le imposte sulle utenze: se vuoi l’assegno devi forzatamente dimorare in Italia.

Una regola, quella del domicilio coatto, a nostro avviso ingiusta e nemmeno conveniente. Perché non tiene conto di ciò che gli emigrati hanno inviato di rimesse in Italia, molto meno di ciò che hanno ricevuto e ricevono tuttora e che ha permesso al nostro paese di riemergere dalle macerie della Guerra. Con la pensione sociale in Italia si vive male ma in America Latina è un buon reddito. Oltretutto nella parte dell’anno in cui si vive all’estero non si grava sul bilancio della sanità italiana, su cui gli anziani pesano notevolmente. L’assegno sociale ai tanti emigrati poveri in America Latina  fu una proposta di legge dell’ex deputata pd abruzzese Marisa Bafile, eletta in Sudamerica dal Venezuela, rilanciata a vuoto anche in questa legislatura dal Pdl Giuseppe Angeli, altro onorevole abruzzese d’Argentina rieletto nello stesso continente, al quale il governo Berlusconi ha risposto che “il ministero delle Finanze ha stimato che iniziative legislative in merito comporterebbero oneri di entità rilevante per la finanza pubblica, valutabili in almeno 500 milioni di euro annui”, quindi molto meno delle attuali rimesse dall’estero, comprese le pensioni estere di chi è rientrato, che fanno aggirare le entrate in Italia grazie all’emigrazione in oltre tre miliardi di euro l’anno.

“L’illegalità non va mai giustificata – premette la Bafile – ma il disagio di molti nostri emigranti soprattutto in America Latina è un fatto innegabile. Sono anziani, spesso malati e fanno fatica a mettere insieme due pasti al giorno. Medicine e cure mediche sono poi un vero lusso che pochi possono permettersi e lo dimostra il costante aumento di richieste di aiuto presso i Consolati. Purtroppo la caduta del governo Prodi ha interrotto un iter che sembrava destinato a buon fine e, nonostante sia stata riproposta questa iniziativa nel corso dell’attuale legislatura, il silenzio di chi decide nelle stanze del potere è stato assordante.

Alla luce della situazione drammatica di una generazione destinata piano piano a estinguersi, sarebbe il caso di rivedere la legge dell’assegno sociale rendendolo più flessibile e quindi aiutando non soltanto chi vive all’estero in condizioni disagiate ma anche quegli italiani che potrebbero vivere più degnamente con l’ importo di quella pensione se potessero spostare il loro domicilio in paesi in cui la vita è più economica. L’Italia paese ormai d’ immigrazione è incapace di guardare al suo passato anche solo per costruire una politica d’immigrazione credibile e giusta. Grandi titoli nei giornali ci vengono dedicati solo quando tra i milioni di emigrati ne scovano qualcuno che prende un assegno sociale di cui hanno diritto solo gli italiani di serie A cioè quelli che vivono in Italia. Le rimesse vecchie e nuove? L’indotto per il made in Italy? – conclude la Bafile – Frasi che fanno solo storcere il naso. Eppure dietro a quelle frasi ci sono cifre vere. Cifre che sopperirebbero di gran lunga a un piccolo aiuto dell’Italia verso quelli che all’estero vivono in situazioni di estrema povertà”.

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