D’Annunzio l’influencer inarrivabile che anticipò i tempi

gabriele d'annunzio

Di Michele Brunetti

Gabriele D’Annunzio fiutò costantemente le correnti più originali e interessanti del momento per svilupparle nel proprio lavoro, creando e veicolando contenuti di vario livello in base alle proprie voglie ed esigenze. Riuscì a costruire il mito della sua esistenza rendendola un paradigma di eccezionalità.

Il Vate a cui spetta di guidare l’umanità, influenzandone le tendenze culturali e letterarie, tra gesta eroiche e abilità poetica, intuì per primo la connessione tra l’industria culturale e una società di massa, puntando a far brezza sul grande pubblico, che stuzzicava, assecondava e strabiliava.

Intrigato più dal consenso della gente e meno dagli apprezzamenti dei critici, fu l’abile pubblicitario di sé stesso, traendone benefici economici e di fama. Una campagna pubblicitaria perpetua della sua vita, una sceneggiatura che sfociava nel reale, trasponendo sulla propria persona comportamenti e modi di fare dei suoi personaggi letterari.

Protagonista indiscusso nel gossip dell’epoca per i suoi amori scandalosi con una vita privata votata alla trasgressività, era nello stesso tempo stimato per le epiche imprese militari, il poeta-soldato che ammaliava la conformista borghesia italiana.

Il suo assiduo lavoro testuale fu sempre accompagnato da una rapidità creativa straordinaria, in grado di districarsi con successo in qualsiasi genere letterario fino ad arrivare all’oratoria politica e alla creazione di slogan e celebri neologismi, ormai patrimonio della nostra cultura. Lo scudetto, che viene cucito sulle maglie della squadra vincitrice del campionato, è lo stesso che il Vate volle applicare sulla divisa indossata dagli italiani in una partita di calcio organizzata durante l’occupazione di Fiume.

Fu D’Annunzio a coniare i termini Milite ignoto, beni culturali, folla oceanica, velivolo e cambiò anche, probabilmente sotto uno slancio autarchico, pompieri, di origine francese, in Vigili del fuoco, e non dimentichiamo l’invenzione della parola tramezzino, la risposta italiana al sandwich inglese.

Lo scrittore pescarese invertì il genere del vocabolo automobile in femminile, nel 1926 dichiarò: “questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d’una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza».

Un caso simile si verificò per il sacro fiume d’Italia, infatti fu dopo l’intervento di D’Annunzio che il fiume si chiamerà il Piave e non la Piave, il poeta ebbe questa idea per celebrare la potenza maschia del fiume che resistette al nemico. Fu testimonial dell’Amaro Montenegro e dell’Amaretto di Saronno, lanciò una propria linea di profumi, l’Acqua Nunzia, coniò il nome Saiwa per l’omonima azienda di biscotti e mai dimenticò la sua Pescara, possiamo ricordare il suo madrigale in dialetto, La Canzone del Parrozzo, il cui testo è tuttora presente nelle confezioni in vendita del dolce di D’Amico e suggerì il nome del liquore Aurum a Pomilio.

Non si fece mancare nulla, in campo musicale collaborò attivamente con Francesco Paolo Tosti e Giacomo Puccini, e prestò numerosi suoi testi alla scena musicale del tempo.

Possiamo affermarlo senza timore, gli influencer di oggi sono solo dei pivellini in confronto al nostro d’Annunzio, che li spazza via da vero Maciste… un soggetto cinematografico, creato con abilità dal letterato nostrano, che risulterà un precursore dei supereroi moderni.

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