Le luci della centrale elettrica a Pescara

Le luci della centrale elettricaLe luci della centrale elettrica

In un periodo piuttosto povero di eventi musicali per la nostra città fa eccezione il concerto de Le luci della centrale elettrica il 2 dicembre al Massimo alle ore 21.

In realtà dietro al suggestivo nome del progetto si cela una sola persona, Vasco Brondi, cantautore trentaquattrenne, veronese di nascita ma ferrarese d’adozione. Il moniker nasce dal titolo del primo demo, risalente all’ormai lontano 2007. Racconta lo stesso Vasco che questo nome così particolare ha fatto sì che spesso il suo progetto solista fosse scambiato per una band vera e propria, cosa questa che a volte l’ha anche aiutato a difendersi dall’improvvisa popolarità e gli ha permesso di continuare a creare le sue canzoni senza troppa pressione.

Quello di Vasco è un ritorno a Pescara, ma è anche una delle ultime occasioni di vederlo dal vivo, almeno sotto l’egida de “Le luci della centrale elettrica”; infatti, il best of da poco uscito segna anche la fine del progetto e probabilmente l’inizio di un qualcos’altro che per ora nemmeno l’autore sa bene identificare.

La storia de “Le luci della centrale elettrica” nasce appunto nel 2007, col lusinghiero riscontro di critica dell’omonimo demo, a cui seguirà “Canzoni da spiaggia deturpata”, primo vero album che diverrà un vero e proprio cult e una sorta di manifesto generazionale degli anni zero, anche se è lo stesso Vasco a rifiutare quest’etichetta. Grande successo di critica e pubblico, il disco gli varrà il Premio Tenco come miglior esordio e una serie di prestigiose collaborazioni. Seguiranno negli anni altri altri tre album, “Per ora noi la chiameremo felicità”, “Costellazioni” e “Terra”; lo stile passa da quello spoglio ed essenziale dell’opera prima, con pochi accordi di chitarra acustica e il tipico stile recitato del canto di Vasco, che tanto ha fatto almanaccare ma che il cantautore, candidamente, dice derivare dall’incapacità di cantare nel senso classico del termine. Negli anni lo stile si farà più strutturato, aggiungendo strumenti e arrangiamenti più complessi, fino al quasi etnico dell’ultimo album.

Il concerto pescarese assume quindi grande importanza rappresentando la chiusura di una pagina importante nelle musica italiana di questi anni. Il cambio di pagina di un autore che ha saputo creare uno stile del tutto nuovo e che ha codificato un tipo di scrittura che ha molto influenzato chi è venuto dopo. Un modo di cantare il disagio dei giovani degli anni zero, la loro incapacità, a differenza di chi li ha preceduti, di sentirsi davvero parte di una generazione e di un movimento e lo squallore delle periferie dove il massimo del romanticismo può essere la proposta di andare a vedere “le luci della centrale elettrica”.

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