Il risveglio di Bruno, l’Abruzzo di Gabriele Di Camillo

Il risveglio di Bruno, edizioni Tabula FatiIl risveglio di Bruno, edizioni Tabula Fati

Questa settimana vi portiamo nel mondo delle fiabe, ma non temete, la strada da percorrere non è molta; secondo Gabriele Di Camillo, infatti, basta rimanere nel nostro Abruzzo.

“Il risveglio di Bruno”, uscito da qualche mese per Tabula Fati, è il suo primo libro dopo tanti anni di teatro, come attore e autore di commedie e tante collaborazioni illustri, da Sista Bramini, fondatrice del Teatro Natura a Spiro Scimone, da Dacia Maraini, che ha voluto regalargli la prefazione, allo scenografo Paolo Cameli, autore invece della copertina. Da molto attivo nel settore dell’automotive, Di Camillo ha esordito a teatro con “Lu garzone in fa”, commedia dialettale che gli è valsa premi nazionali e che lo ha incoraggiato a proseguire in quella che era solo una sua passione. Lo abbiamo incontrato per parlare del suo libro, una sorta di punto d’incontro tra Esopo, Trilussa e la commedia dialettale, e ci siamo trovati di fronte un vero vulcano di invenzioni e creatività, che passa in scioltezza dal far dialogare orsi con camosci, come accade nel libro, a rievocare la commovente storia di Don Raffaele Starace, il prete contadino protagonista di un suo monologo sulla Grande Guerra.

Lo scrittore Gabriele Di Camillo

Lo scrittore Gabriele Di Camillo

“Con questo libro – ci spiega Di Camillo – ho voluto innanzitutto mettermi alla prova. Dopo tanti anni a scrivere dialoghi per il teatro mi sono concentrato, nella prima parte della storia, a descrivere l’ambiente naturale della grotta da dove prende le mosse l’intera vicenda”.

Nel libro assistiamo al risveglio dal letargo di Bruno, un giovane cucciolo che però pare un po’ cresciuto; il suo incontro con un camoscio, un cervo e un lupo, darà luogo a situazioni ora esilaranti, ora causa di importanti riflessioni, e a una sorta di pausa nell’atavico meccanismo cacciatore-preda.

Gabriele, come ti è venuta un’idea così bizzarra?

Grazie al teatro, e al Teatro Natura in particolare, ho avuto occasione di mettere in scena tante commedie nella natura del nostro bellissimo Abruzzo, specie tra le montagne. Pur essendo nato al mare, la montagna mi ha subito affascinato, e ho voluto scrivere qualcosa specie sul tema dell’orso, che mi appassiona molto.

Bruno chiede continuamente il perché delle cose, e si rivolge pacificamente agli altri animali, c’è una metafora in questo?

Certo, ho voluto allo stesso tempo rievocare la tipica curiosità dei bambini, quella più innocente, e dare un messaggio sul rispetto tra le varie razze e religioni; un rispetto che nel mondo naturale, al di là della sospensione delle ostilità surreale che percorre la mia storia, non manca mai nonostante ci siano cacciatori e prede a causa di forza maggiore. L’uomo è l’unico animale che si sottrae a questo equilibrio. Va detto comunque che ho iniziato a scrivere questi dialoghi senza avere in mente una “morale” precisa, ma solo guidato dall’ispirazione.

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