Abruzzo e ambiente, la dis…carica dei 101

Una discaricaUna discarica

di MARINA MORETTI

Le chiacchiere stanno a zero, l’Abruzzo sta a 12. Abbiamo vinto qualche co­sa? Sì e no. Abbiamo vinto la palma della schifezza, almeno secondo il ministero dell’Ambiente, che ha deciso di commissariare le 22 discariche abusive italiane già colpite da procedure di infrazione dell’Unione europea.

Considerando che di quelle 22 ben 12 risultano in Abruzzo, il primato è evidente. In sostanza saremmo primi, per quantità, nella classifica delle discariche abusive, e ultimi nel bonificarle. Bene. Bravo. Bis? No grazie, a posto cosi. Piuttosto rimbocchiamoci le maniche e andiamo di ramazza. Insomma, passi per Bussi, la cui bonifica richiede questo mondo e quell’altro e forse pure un miracolo, ma a ripulire 12 discarichette illegali ce la potremmo pure fare. I siti indicati dal Ministero sono Sant’Arcangelo Bellante (Teramo), Caprareccia (Piz­zoli, L’Aquila), Pera Pape­ra-Le Pretare (Castel di Sangro), Difesa (Celenza sul Trigno, Chieti), Cieco (Lama dei Peligni, Chieti), Carrera a Palena (Chieti), Fosso San Giorgio a Ortona dei Marsi (L’Aquila), Il Fos­sato (San Valentino in Abruzzo Citeriore, Pesca­ra), Colle M. a Taranta Peli­gna (Ch), Colle Freddo a Penne, le discariche Lota e Canta­lu­po a Vasto. Eppure, stando alle precisazioni del sottosegretario Mario Maz­zoc­ca, delegato regionale all’ Ambiente, le cose non stanno affatto così. Mazzoc­ca, al quale il commissariamento deciso dal Governo non va proprio giù, precisa: “Ab­biamo lavorato freneticamente a abbiamo dimostrato, contrariamente a quanto si dice, di voler perseguire sul piano della riduzione dei tempi, mentre la procedura di commissariamento ha fatto accumulare ulteriori ritardi.

In 7 discariche i la­vori sono conclusi e si attende il contraddittorio dell’Ar­ta ai fini dell’esclusione dal numero riportato. In tutte le restanti discariche i lavori sono in corso e in fase conclusiva. Nel cor­so dell’incontro tenutosi a Pescara nell’agosto 2017, il commissario Vadalà ha avuto parole di apprezzamento per l’a­zione svolta dalla Regione Abruzzo, de­finendo la no­stra situazione procedurale e sostanziale di gran lunga la più avanzata rispetto a quella delle altre re­gioni interessate dalla procedura di infrazione Ue”. Dunque non solo non siamo soli – le regioni interessate dal commissariamento sono 6 – ma, una vol­ta concluse le boni­fiche ci­tate da Mazzocca, po­tremmo anche perdere l’odioso primato. Resta il fatto che sul fronte rifiuti ci sia ancora molto da lavorare, anche riguardo alla raccolta differenziata. Se si escludono i comuni vir­­tuosi (di solito i più ricicloni sono quelli di dimensioni medio-piccole) in alcuni capoluoghi d’Abruzzo la raccolta differenziata arranca di brutto, e non perché non sappiamo dove mettere i rifiuti, ma perché non li raccogliamo a dovere. La let­tura dei dati, secondo i mo­vimenti ambientalisti Forum H2O e SOA, ha del paradossale: dal Piano re­gionale dei rifiuti emerge infatti che abbiamo una di­sponibilità di impianti di gran lunga superiore al fabbisogno, addirittura il doppio in tonnellate per anno. Per gli ambientalisti il punto debole sta tutto nell’organizzazione del servizio di raccolta differenziata, per il quale occorrono interventi energici sulle amministrazioni inadempienti. Il messaggio lo hanno scandito forte e chiaro a L’Aquila, nella riunione della seconda commissione del Consiglio regionale. All’incontro sul nuovo Piano regionale dei rifiuti erano presenti associazioni, comitati e sindacati, e tutti hanno chiesto obiet­tivi più ambiziosi per la differenziata e criteri più restrittivi per la localizzazione degli impianti.

“A fronte di una capienza degli impianti molto al di sopra del fabbisogno – affermano le associazioni – sono ancora troppi i comuni ri­masti indietro, come per esempio Pescara, che supera appena il 32% di differenziata, o L’Aquila, che non arriva al 33%. Invece se tut­te le città adottassero la raccolta porta a porta sul proprio territorio, l’Abruzzo fa­rebbe un balzo in pochi me­si. E bisogna pensare anche a salvaguardare l’ac­q­ua rendendo più stringenti i cri­teri localizzativi per i nuovi impianti, dalle aree di ricarica degli acquiferi alle zone più vulnerabili”. Sul fatto che si possa e si debba fare di più sono tutti d’accordo, ambientalisti, cittadini e amministratori. Ov­via­mente la volontà non ba­sta, occorre investire.

Ma l’ Abruzzo è ancora la regione verde d’Europa, o è solo una regione al verde?

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