Grande successo del live di Tommy Emmanuel al Teatro Massimo

Tommy EmmanuelTommy Emmanuel

di ANDREA LA ROVERE

Appuntamento di grande prestigio per Pescara nell’ambito del Festival internazionale dell’Adriatico dedicato alla chitarra; il 10 ottobre si è infatti esibito al Teatro Massimo Tommy Emmanuel, ritenuto da alcuni il più grande chitarrista acustico in attività.

Qualche parola solo per presentare il grande chitarrista australiano; professionista dall’età di nove anni, si è esibito con grandi nomi come Chet Atkins, Eric Clapton, John Denver e, in Italia, Dodi Battaglia, chitarrista storico dei Pooh e suo grande amico, con cui ha anche inciso un album nel 2015.

Per l’occasione Emmanuel era accompagnato da un altro grande nome, lo statunitense Andy McKee, che ha aperto il live con un breve ma apprezzatissimo set.

Sono passate da poco le 22 quando Emmanuel fa il suo ingresso trionfale sul palco, camicia country e l’inseparabile chitarra a tracolla, inizia subito a tramortire il pubblico di Pescara con una cascata di note che sgorgano cristalline dalla sua sei corde. Ne abbiamo visti di musicisti, ma la tecnica di Tommy è quanto di più incredibile ci sia capitato di vedere; un fiume di note, sempre pulitissime, fluisce dalla sua chitarra a velocità inimmaginabili, sia che si tratti di un indiavolato boogie, sia di un classico come Somewhere over the rainbow. Emmanuel è anche un grande intrattenitore e un buon cantante, cosa di cui dà prova in un paio di blues, oltre che un ottimo percussionista; il pezzo in cui usa la chitarra come un tamburo lascia davvero a bocca aperta e strappa applausi a scena aperta. L’unico dubbio è che tutto questo virtuosismo non tolga qualcosa al feeling e alla compattezza della musica stessa, ma è pur vero che il pubblico accorre proprio per questo, anche, cioè, per vedere un po’ di “circo”.

Prima del live

Prima del live

Nota stonata l’atteggiamento di una parte del suo entourage, veramente troppo zelante nel redarguire chi, tra il pubblico, intendeva portare a casa un innocente ricordo sotto forma di qualche foto. Anche Emmanuel in questo senso è andato un po’ sopra le righe a un certo punto dando in escandescenze verso uno spettatore un po’ indisciplinato, dando vita a un siparietto che in tutta onestà avrebbe potuto risparmiarsi; dispiace per il pubblico pescarese, assai competente, in mezzo al quale abbiamo riconosciuto parecchi musicisti locali.

Infine qualche parola su Andy McKee, chitarrista di straordinario spessore, sicuramente più timido e meno istrionico dell’australiano, ma le cui melodie hanno creato una grande atmosfera in tutto il teatro, gremito per la grande occasione, unite al suo modo di fare gentile e alle introduzioni in cui spiegava la gestazione delle sue composizioni. McKee ha eseguito anche un paio di cover molto gradite, “Everybody wants to rule the world” dei Tears for fears e, in duetto con Emmanuel, “Africa” dei Toto, suo cavallo di battaglia nei live, richiesto a gran voce dal pubblico.

Infine un plauso all’organizzazione capitanata da Maurizio Di Fulvio, per essere riuscita ad accaparrarsi nomi così importanti.

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