Tra cinema e sinfonie, il compositore Matteo Passarelli al lavoro sul nuovo film di Nardari e su un’opera orchestrale per d’Annunzio

matteo passarelli

Due lavori prestigiosi al centro dell’attività artistica di Matteo Passarelli, compositore, direttore d’orchestra, arrangiatore, produttore e songwriter. Per il cinema sta scrivendo le musiche di “Amici per caso 2”, diretto da Max Nardari, il quinto film della sua carriera come autore di colonne sonore. Parallelamente porta avanti la composizione di “INIMITABILE”, poema sinfonico dedicato all’universo di Gabriele d’Annunzio e concepito per il centenario della città di Pescara.

“INIMITABILE” è un lavoro di ampio respiro orchestrale, articolato in cinque Visioni, precedute da un Prologo e concluse da un Epilogo. Attraverso questa struttura Passarelli affronta l’immaginario dannunziano con una propria interpretazione musicale. Il progetto si sviluppa intorno alle possibilità narrative ed evocative dell’orchestra, con una scrittura pensata per trasformare suggestioni letterarie e immagini in materia sinfonica. Per l’autore rappresenta un ritorno alla composizione orchestrale di grande formato, nella quale la musica assume una propria autonomia espressiva.

Con “Amici per caso 2” l’impegno è di altra natura. Una partitura cinematografica richiede attenzione alla narrazione e al rapporto con le immagini, e la musica deve trovare il proprio posto dentro la scena. Lavorare nello stesso periodo a una colonna sonora e a un poema sinfonico restituisce con immediatezza la natura del suo percorso, due forme di scrittura differenti, con esigenze specifiche, affrontate senza separare l’esperienza del compositore per immagini da quella dell’autore sinfonico.

«I risultati naturalmente fanno piacere. Ma le cose che ricordo più intensamente sono altre. Sentire per la prima volta un’orchestra suonare qualcosa che esisteva soltanto nella mia testa – dice Matteo Passarelli – guardare una scena di un film e rendermi conto che la musica aveva finalmente trovato il proprio posto. Sono momenti diversi, ma dentro hanno la stessa cosa, qualcosa che hai immaginato comincia a vivere fuori da te».

Nel percorso di Passarelli le diverse attività non sono carriere parallele, ma aspetti di un unico mestiere. La sua particolarità consiste nel passare dalla scrittura per grande orchestra alla produzione elettronica, dalla musica per immagini alla canzone, mantenendo una continuità di pensiero musicale. Una versatilità non così frequente nel panorama italiano, dove composizione sinfonica, industria discografica e musica applicata alle immagini seguono spesso percorsi professionali distinti. Passarelli lavora invece all’interno di tutti questi ambiti, affrontandone le differenze tecniche e stilistiche, senza considerarle specializzazioni incompatibili.

«È forse la domanda che mi accompagna da sempre, qual è la musica giusta per quello che vogliamo raccontare? Non mi interessa utilizzare tutto quello che so fare. Mi interessa trovare quello che serve. A volte è una grande orchestra, altre volte può essere una sola nota. E qualche volta la scelta migliore è lasciare silenzio».

La formazione e l’esperienza maturata tra palcoscenico, studio di registrazione e produzioni audiovisive gli permettono di affrontare scritture profondamente diverse, la produzione discografica impone sensibilità verso la voce, il suono e la forma della canzone, mentre la composizione sinfonica richiede padronanza dell’orchestrazione e dello sviluppo musicale. Il tratto distintivo del compositore è la capacità di utilizzare questi linguaggi come parti di un unico patrimonio creativo.

 

L’esperienza orchestrale entra nelle produzioni contemporanee, mentre le tecniche di elaborazione elettronica e la ricerca timbrica influenzano anche il suo modo di concepire la scrittura strumentale. Lo stesso principio vale per le identità sonore realizzate per la radio e i podcast, dove la composizione deve condensarsi in pochi secondi senza rinunciare a una propria riconoscibilità.

«Da giovani si ha spesso voglia di dimostrare quanto si è capaci. Con gli anni ho capito quasi il contrario, il vero lavoro è riuscire a mettere la propria competenza al servizio di qualcosa, senza avere sempre bisogno di mostrarla».

Resta centrale la direzione d’orchestra, che Passarelli vive come un’estensione del proprio linguaggio compositivo. «Dirigo perché attraverso un’orchestra posso comunicare ciò che sento in un modo che nessun altro strumento mi permette. È la possibilità di trasformare un’emozione personale nella vibrazione di cinquanta musicisti che respirano, ascoltano e suonano insieme. Quello che nasce dentro di me prende forma attraverso il suono collettivo, diventando qualcosa di fisico, vivo, condiviso».

Il rapporto con le nuove generazioni e con la tecnologia completa questa visione del mestiere. Passarelli considera gli strumenti digitali una possibilità espressiva, non un’alternativa alla preparazione musicale. «La tecnologia ha fatto qualcosa di meraviglioso, ha messo possibilità enormi nelle mani di tutti. Ma possedere mille suoni non significa avere trovato il proprio suono. Quella parte richiede ancora tempo».

Per Passarelli la poliedricità non significa cambiare identità a seconda del progetto, ma poter scegliere ogni volta il linguaggio più adatto. «Continuo ad avere la sensazione che ci sia qualcosa che non conosco ancora. E credo sia una fortuna. Perché quando inizi un nuovo lavoro, per quanto tu possa avere esperienza, c’è sempre quel momento in cui sei davanti al silenzio e devi capire da dove cominciare».

Dalla grande orchestra a un sintetizzatore, dalla colonna sonora a una canzone, cambia la forma. Il compositore resta lo stesso.

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