Il comitato Pescara Fortis sceglie di accendere i riflettori su una realtà sempre più visibile e drammatica attraverso una forte provocazione: la denuncia, velata di amara ironia, del degrado dei servizi del cosiddetto “Grand Hotel Marciapiede”. Nonostante il numero crescente di persone costrette a pernottare lungo le vie cittadine, sotto i portici e sulle panchine, la gestione dell’accoglienza open-air mostra ormai gravi lacune e un abbandono inaccettabile.
L’episodio simbolo di questa situazione riguarda la segnalazione fotografica di una persona senza fissa dimora che esprime il proprio sconforto per l’assenza totale di assistenza e di un pasto caldo alle prime luci dell’alba. L’immagine ritrae una quotidiana e dolorosa stanza su asfalto, trasformata paradossalmente nel principale punto di ricovero che la città sembra offrire a chi si trova in condizioni di estrema fragilità sociale.
A questa mancanza di supporto primario si aggiungono criticità strutturali pesantissime segnalate dal territorio: l’assenza completa di riparo e riscaldamento in vista dell’inverno, l’uso di cartoni al posto di giacigli dignitosi e la totale mancanza di servizi igienici o di un presidio di emergenza attivo durante la notte. Con tono satirico, il comitato evidenzia come, se si intende tollerare l’asfalto come risposta all’emergenza abitativa, bisognerebbe almeno garantire coperte, pasti caldi e assistenza puntuale in ogni angolo della città.
A chiarire l’obiettivo dell’iniziativa è lo stesso presidente del Comitato Pescara Fortis, Mauro Renzetti: «Al di là del paradosso e dell’amara ironia utilizzati in queste righe, il nostro intento è volutamente provocatorio. Abbiamo scelto questo tono per un solo, fondamentale motivo: scuotere le coscienze e attirare con forza l’attenzione dei cittadini e dell’Amministrazione su una realtà drammatica che troppi fingono di non vedere. Il problema dei senzatetto, di donne e uomini abbandonati a se stessi nell’indifferenza generale, è un’emergenza sociale che non può più essere tollerata né normalizzata. È arrivato il momento di smettere di voltarsi dall’altra parte e di mettere in campo piani di accoglienza veri, strutture sicure e un livello di attenzione e umanità che questa problematica merita urgentemente».
