Abruzzo: urbanistica cosa sta succedendo

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Riceviamo e pubblichiamo:

Abruzzo, urbanistica senza cittadini: chi pensa alla vivibilità delle città?

Si continua a pensare di costruire come se il territorio fosse solo una somma di metri quadri da trasformare in residenze di pregio. Ma la domanda vera è un’altra: chi penserà agli abitanti?

In questi giorni si sta iniziando a discutere della profonda modifica effettuata sulla legge urbanistica regionale abruzzese, una modifica avvenuta quasi di nascosto, all’interno di una altra Legge. Il provvedimento è stato pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo come legge regionale 3 luglio 2026, n. 13.

il risultato ottenuto è chiaro: più spazio ai cambi di destinazione d’uso, più elasticità per il perimetro del territorio urbanizzato, più margini per trasformare edifici e aree anche fuori dalla logica del piano regolatore.

Una normativa che indebolisce profondamente le garanzie di vivibilità delle persone, spostando le decisioni fondamentali fuori dalle previsioni del piano regolatore e dalle varianti urbanistiche.

Ma la pubblica opinione ancora non è informata sulla portata di tale Legge, di come la pianificazione ceda il passo agli investimenti, di come sia in gioco il futuro delle città.

Il piano regolatore è lo strumento con cui i Comuni immaginano il futuro della città, stabiliscono equilibrio tra funzioni, servizi, spazi pubblici, traffico, verde e parcheggi. Se però le nuove regole regionali dicono, in sostanza, che “al di là di quello che è scritto sul PRG queste cose si potranno invece fare, basta chiederle”, allora il piano perde forza, e con esso perde forza la capacità pubblica di governare davvero le trasformazioni urbane.

Questo significa che zone industriali potrebbero diventare centri commerciali, e che immobili oggi ricettivi — come studentati, strutture di accoglienza o alberghi — potrebbero diventare residenze. In una città come Pescara questo scenario già si sta compiendo: l’ Amministrazione ha già scelto a colpi di Delibere di Giunta di andare in deroga al PRG e questo riguarda sempre aree strategiche e pregiate, dove il rischio è quello di una progressiva conversione verso usi residenziali di alto valore, mentre i servizi diminuiscono e gli spazi pubblici si riducono. Con queste nuove norme cosa potrebbe accadere a Pescara?

Se uno studentato per gli universitari ora potrebbe diventare residenza, se un futuro hotel diventerà casa, se una casa di riposo gestita fino ad ora da istituti religiosi può diventare residenza di lusso, si capirà che ci sarà la corsa dei grandi investitori per accaparrarsi tutte le aree piu importanti per Pescara, perfino sul mare, persino se demanio.

Il problema urbanistico diventa così sociale, perché quando tutto passa fuori dalla verifica della pianificazione, nessuno garantisce più standard adeguati: parcheggi, aree verdi, spazi pubblici, dotazioni territoriali. E così la città si riempie di case, magari vista mare per pochi, ma non si vive meglio, restringendosi gli spazi comuni, visuali, dotazioni, e concentrando il vantaggio nelle mani di chi può acquistare e trasformare le aree più appetibili, aree che dovevano avere una funzione pubblica.

C’è poi un altro nodo decisivo: il consumo di suolo. Anche su questo la nuova impostazione regionale rischia di indebolire le garanzie di contenimento, aprendo ulteriormente alla trasformazione del territorio senza una vera visione di lungo periodo, mentre i danni dovuti al cambiamento climatico e alla cementificazione sono purtroppo evidenti a tutti.

E allora la domanda politica è inevitabile: se quindi le aree industriali diventano centri commerciali, se tutti i negozi in città di conseguenza chiudono diventando garage, se gli edifici di servizio diventano residenze, se gli studentati diventano case e le strutture ricettive e hotel si trasformano in abitazioni di lusso, che fine fanno gli abitanti? Chi penserà a loro? Come si tutela la vivibilità e l’economia di una città se ogni scelta viene spostata sempre più lontano dalle previsioni pianificatorie e sempre più vicina all’interesse immediato ?

Bloccare questa legge e le sue modifiche è una battaglia per il diritto alla città, sancito dalle Leggi Statali, per i servizi, per gli standard urbanistici, per il verde, per gli spazi pubblici, per un governo del territorio che non si limiti a consentire trasformazioni a richiesta, ma sappia orientarle nell’interesse collettivo. Senza questo, la pianificazione si svuota e la città diventerà solo una somma di operazioni immobiliari: città senza futuro.

Per questo serve una reazione forte, pubblica e trasparente da parte di tutte e tutti, contro una Legge palesemente in contrasto con le Norme nazionali. Il territorio non è una rendita da dividere fra chi sarà più veloce a fare maggiori investimenti: è la casa comune di chi ci vive ogni giorno, con le sue regole che devono essere chiare, a tutela di tutti i cittadini e le cittadine, della loro salute e vivibilità.

Simona Barba

Radici in Comune

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