Harar, la meta paradisiaca in Etiopia

Harar, EtiopiaHarar, Etiopia

L’antica città  di Harar in Etiopia, è stata da sempre un’affascinante meta turistica, quintessenza di un passato ancora vivo nei folclori e nelle pratiche attuali.

Questo è il luogo che fece innamorare Rimbaud in fuga dalla vita mondana e sregolata di Parigi e dalla poesia stessa. Circondata da mura erette intorno al XIII secolo, considerate patrimonio dell’umanità, Harar, con i suoi vicoli a gradoni, le case di fango dipinte di verde e rosa e le oltre novanta moschee, lascia che il visitatore si perda nelle seducenti ed esotiche atmosfere di fine ottocento. La zona fuori le mura ogni mattina all’alba si anima di mille voci e colori, quelli del mercato tradizionale di stoffe e spezie: un tempo era l’attività commerciale più importante del Medio Oriente, oggi è rimasto solo l’aspetto folcloristico mentre lo sviluppo economico si è spostato sull’asse Addis Abeba-Gibuti. Le contadine vendono i prodotti  della terra su vecchi carretti o in sacchi poggiati direttamente  sull’asfalto, fanno infusi di erbe magiche che offrono agli stranieri contro il malocchio.

Queste donne d’altri tempi,  tutte avvolte negli splendidi abiti tradizionali, per un po’ riescono a velare la percezione di inesorabile decadenza  dei posti. Attraversando la piazza principale di Ferès Magala, con  gli edifici verniciati di azzurro, le caffetterie storiche e gli atelier di pittura, si respira un’atmosfera intrisa di diverse influenze, da quella indiana a quella africana e  mediorientale. Harar è famosa per la pregiata qualità di caffè che qui si lavora e si tosta ancora artigianalmente in piccole manifatture, tuttavia anche questo vanto è destinato a soccombere in favore delle grandi industrie della capitale. Un’altra bevanda tipica della zona è preparata con le foglie di qat, una pianta dagli effetti tonici e stimolanti, sfruttata per diversi usi da  tutta la  popolazione etiope.

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